Quanto è sicura l'acqua imbottigliata e servita al ristorante? Ben poco secondo i risultati delle indagini condotte dai Carabinieri del Nas nel mese di luglio. Su un totale di 272 ispezioni a livello nazionale, coordinate con il ministero della Salute, gli ispettori hanno rilevato 256 violazioni complessive per un totale di 147 situazioni non conformi alle norme; il 54% dei casi.
I risultati delle indagini dei Nas: 2.000 litri d'acqua sequestrati.
A seguito delle verifiche, sono stati prelevati 53 campioni per analisi di laboratorio, segnalate 126 persone alle competenti autorità amministrative e sanitarie e sospese 10 aziende. È stata contestata, inoltre, un'infrazione penale per commercio di alimenti con segni mendaci e 255 sanzioni amministrative per irregolarità nelle indicazioni per la vendita e somministrazione dei prodotti non preimballati, per carenze igienico-strutturali, procedurali ed autorizzative per un importo complessivo di circa 175.000 euro. Sequestrati, infine, 2.000 litri di acqua potabile non filtrata e 7 attrezzature non conformi. Sebbene vada sottolineato che la percentuale di irregolarità non si applica all'intera offerta tricolore, e comprende anche violazioni documentali e informative, non solo la qualità sanitaria dell’acqua, la campagna di controllo dei Nas sul corretto imbottigliamento e somministrazione di acqua trattata in bar e ristoranti ha comunque messo in luce una situazione di scarsa trasparenza su un servizio che sta prendendo sempre più piede nel fuoricasa italiano.
La normativa sull'acqua trattata e servita al ristorante.
A regolare il servizio sono diversi riferimenti normativi. I principali:
- D.Lgs. 18/2023 (qualità delle acque),
- D.Lgs. 231/2017 (etichettatura e menu)
- DM 174/2004 (materiali a contatto con gli alimenti).
In generale, le regole per il trattamento delle acque prevedono che l'acqua servita sia potabile e sicura dopo ogni trattamento. E il fatto che così sia quella che proviene dalla rete idrica pubblica non esonera di per sé il gestore di bar o ristorante dal corretto utilizzo dell'impiato di trattamento. Al centro dell'attenzione c'è, in particolare, la manutenzione e sostituzione dei filtri che potrebbero diventare fonte di contaminazione, in linea con il piano di autocontrollo Haccp. Su questi temi, anche in vista del picco estivo nei consumi fuoricasa, si è espresso il ministero della Salute che ha pubblicato un vademecum sulla corretta gestione degli impianti di trattamento acque nei pubblici esercizi e la garanzia della qualità dell'acqua al punto di consumo. Oltre all'osservanza di questi aspetti, va poi ricordato che la normativa richiede di identificare chiaramente come "acqua trattata" o "microfiltrata" (quindi mai come “acqua minerale”) tale prodoto e indicarne il prezzo nel menu.