Più salute e meno sprechi sono le priorità alimentari degli italiani rintracciate dal Barometro Food 2026 di Edenred, società specializzata nel ticket restaurant. Necessità emerse da uno studio che ha coinvolto 55.468 lavoratori in 21 Paesi (di cui 3.186 in Italia) e che si traduco poi in scelte di consumo ben precise che impattano anche sulla pausa pranzo e, quindi, sui menu e sulle proposte dei produttori.
I trend healthy fuoricasa e il peso del prezzo al consumo.
Guardando più vicino ai numeri della ricerca Edenred, il 78% degli intervistati tricolori si aspetta dai locali un’offerta più sana, rispetto a una media globale del 76%. Parallelamente, per l’85% è importante che la propria azienda promuova un’alimentazione bilanciata e sostenibile, confermando come il benessere alimentare sia ormai considerato parte dell’esperienza lavorativa. Anche sullo spreco alimentare i dati italiani superano la media globale. L’83% degli intervistati se ne dichiara preoccupato, contro il 74% a livello internazionale. Inoltre, l’81% vorrebbe sapere quali ristoranti adottano iniziative per ridurlo, 11 punti in più rispetto alla media globale del 70%. Questa rinnovata attenzione si inserisce però in un contesto economico che rende le scelte alimentari più complesse. Il cibo è la voce su cui le persone che lavorano sono meno disposte a risparmiare: solo il 21% ridurrebbe la spesa alimentare, contro il 73% per l’abbigliamento e il 72% per la tecnologia. Si tratta, inoltre, di una componente rilevante del bilancio mensile: per il 71% degli intervistati la spesa alimentare assorbe più del 20% del budget e per il 43% supera il 30%. L’aumento dei prezzi sta modificando anche le abitudini legate alla pausa pranzo. Nell’ultimo anno l’82% delle persone che lavorano in Italia ha ridotto la frequenza dei pranzi fuoricasa.
Il ruolo dei buoni pasto a sostegno di un'alimentazione sana.
In questo scenario, il buono pasto si conferma uno strumento concreto per sostenere il budget alimentare. Per il 91% degli intervistati dalla ricerca Edenred (che in Italia ha da poco cambiato guida) il buono pasto aumenta le risorse disponibili per il cibo, contro una media globale dell’80% e l’87% rilevato nel 2025. Inoltre, l’83% dichiara che, senza questo strumento, perderebbe potere d’acquisto, la stessa quota registrata un anno fa. Anche il valore del buono pasto incide sulla qualità dell’alimentazione: se l’importo raddoppiasse, l’82% degli italiani afferma che migliorerebbe la qualità dei propri pasti, rispetto al 77% del 2025 e a una media globale del 73%. Il ruolo del buono pasto emerge anche rispetto alla possibilità di continuare a pranzare fuori casa. Senza questo strumento, il 49% di chi lavora ridurrebbe ulteriormente la frequenza dei pasti al ristorante, rispetto al 43% del 2025. Il 70% tiene inoltre conto dell’accettazione dei buoni pasto quando sceglie dove pranzare, una quota stabile rispetto allo scorso anno. Nella scelta del locale contano soprattutto il rapporto qualità-prezzo, indicato dall’86% degli intervistati e in linea con la media globale, e la qualità del cibo, rilevante per l’81%. Il valore del buono pasto si riflette anche sulla ristorazione: a livello globale, il 64% dei ristoratori gli riconosce un impatto positivo sull’attività e il 60% afferma che la sua accettazione contribuisce ad aumentare il fatturato.