L'80% di spigole e orate consumate in Italia proviene da allevamenti ittici esteri
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Pesce al ristorante? Più prodotto allevato di quanto si pensi

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Sulle tavolate estive di pesce al ristorante, il prodotto proveniente da allevamento ittico è più di quanto il consumatore si aspetti. A dirlo sono le stime elaborate da Essere Animali che svelano come, sebbene solo il il 10% degli italiani dica di preferire il pesce allevato, la maggior parte delle specie protagoniste delle ricette gastronomiche più diffuse provengano da allevamenti intensivi. E pure stranieri. 

Spigole e orate: l'80% di quelle consumate in Italia è importato da allevamenti esteri. 

Orata, cozze, salmone, spigola e vongole, infatti, provengono in larga parte dagli allevamenti (dato Ue). E nel caso di spigole e orate, di cui in estate ristoranti e alberghi registrano un picco di vendite, circa l'80% è importato da allevamenti esteri, principalmente in Grecia e Turchia: solo una su cinque è italiana. Un divario tanto più rilevante se si considera che gli italiani sono tra i principali consumatori di prodotti ittici in Europa, con 30,4 kg pro capite all'anno contro una media Ue di circa 23 kg. In particolare, proprio i consumi di spigole e orate sono aumentati rispettivamente del 11% e del 23% negli ultimi 10 anni. Secondo l’Associazione piscicoltori italiani (Api), l’Italia produce circa 50.000 tonnellate di pesce, per un equivalente di oltre 100 milioni di animali. Nel nostro Paese gli allevamenti di pesci sono circa 700 e sono quasi tutti intensivi.

Acquacultura e pesca: un miliardo di euro per il settore. 

L'acquacoltura, d'altronde, è in forte espansione a livello globale, un fenomeno che va di pari passo con lo svuotamento dei mari dovuto alla pesca intensiva. E mentre il pesce viene percepito come un'alternativa più sostenibile alla carne, quello che spesso si ignora è che gli allevamenti non sostituiscono la pesca industriale: ne dipendono. Molte delle specie allevate, spigole e orate incluse, sono infatti carnivore e vengono alimentate con mangimi composti da farina e olio di pesce ricavati dagli stock ittici selvatici. Secondo un articolo pubblicato su International Aquafeed magazine, per ogni chilo di orata servono dagli 1,8 ai 2,2 kg di mangime. L’Italia ha a disposizione quasi un miliardo di euro (987 milioni) di fondi pubblici Ue destinati alla pesca e all’acquacoltura, ma secondo il programma del ministero dell’Agricoltura solo l’1% è destinato alla tutela dei pesci. Oltre la metà di queste risorse deve ancora essere allocata. Secondo Essere Animali potrebbero essere investite per finanziare l'introduzione di sistemi di stordimento che riducano la sofferenza degli animali e per coinvolgere imprese, università, istituti di ricerca e organizzazioni della società civile nello sviluppo di linee guida nazionali sul benessere dei pesci.

Essere Animali: inevstire per una filiera più sostenibile. 

"Abbiamo fino al 2027 per utilizzare queste risorse e non possiamo permetterci di perdere questa occasione: serve investire in un'acquacoltura più sostenibile e soprattutto più rispettosa degli animali. Anche i pesci sono esseri senzienti e i cittadini chiedono di tenere in considerazione anche le loro esigenze etologiche e migliorare gli standard attualmente utilizzati. È fondamentale che le nostre istituzioni investano responsabilmente i fondi europei a disposizione e che i consumatori siano informati adeguatamente su quanto le proteine vegetali debbano essere la base per un'alimentazione sana e completa, anche come alternativa al pesce", ha commentato Simone Montuschi, presidente di Essere Animali.