Pizza e bibita sempre più care in Italia secondo l'indagine Altroconsumo che fa scricchiolare il mito della pizzeria come format ad alta accessibilità. L'analisi, su 30 città italiane, fotografa una situazione in cui, a causa dei rincari (energia e materie prime), uno dei format più tradizionali del food retail ha registrato un +4,4% di costo per i clienti nell'ultimo anno che diventa +26% se ci si confronta con i dati 2021. A Bolzano lo scontrino più salato per la classica combo (15 euro) mentre a Palermo si verifica la maggiore variabilità di prezzi (con punte fino a 28 euro e un aumento generale del +60% negli ultimi 5 anni).
Altroconsumo: Bolzano prima per pizza e bibita più costose (15 euro).
Insomma, secondo l'organizzazione dei consumatori diventano sempre più rari gli indirizzi in cui una serata a base di pizza e bibita si risolve con meno di 10 euro. I dati aggiornati dell’Osservatorio Prezzi e Tariffe del ministero delle Imprese e del Made in Italy spiegano con precisione questo cambiamento, mostrando non solo aumenti diffusi ma anche un’Italia profondamente diseguale, dove in una stessa città una pizza con bibita può costare anche il triplo a seconda del locale scelto. Tra le 30 città selezionate, le più care non sono né Milano né Venezia. Al vertice, come detto, dopo Bolzano ci sono Palermo e Sassari a pari merito (entrambe poco più di 14,50 euro). Trento e Firenze si confermano nella fascia alta. Mentre Roma (11,45 euro) resta una capitale gastronomica tutto sommato accessibile. Il grosso delle città si concentra nella fascia tra i 10 e i 12 euro, anche se la soglia dei 12 euro - media dell’intero campione - viene ormai superata con sempre maggiore frequenza. Sotto i 10 euro resistono soltanto pochi baluardi della convenienza, in particolare Reggio Calabria e Livorno.
A Palermo la variabilità più elevata: dai 9 ai 28 euro per pizza e bibita.
Dietro al costo medio, però, si nasconde la variabilità di prezzo tra una pizzeria e l’altra in una stessa città. Secondo Altroconsumo, Palermo, per esempio, è il caso più clamoroso, dal momento che tra il prezzo minimo e quello massimo c’è una differenza vertiginosa: si va da 9 a 28 euro, praticamente più del triplo. Meno sorprendenti i casi di Milano e Firenze. Nella città della moda la forbice va da 8 a 22,50 euro, mentre nella culla del Rinascimento da 8,50 a 20 euro. È il segno di una crescente polarizzazione economica dell’offerta. Ciò significa che la pizza non è più solo un prodotto popolare: riflette differenze di qualità, di indirizzo e di posizionamento, come le proposte gourmet. Dall'altro lato dello spettro, invece, spiccano per prezzi poco mobili Reggio Calabria (con un differenziale di 2 euro), Bari, Perugia e Terni (tutte con uno scarto di 2,5 euro).
Anche a Napoli si fanno sentire i rincari: +51% in 5 anni.
Fatti i conti, quindi, il conto in pizzeria continua a crescere molto più velocemente rispetto all’inflazione: +4,4% rispetto allo scorso anno. A Udine sfiora addirittura il +13%, ma anche a Bari e Pescara supera la soglia della doppia cifra. Si avvicinano invece pericolosamente a quest’ultima Roma e Brescia. Tra le città che mostrano rincari significativi troviamo Napoli, patria indiscussa della pizza, in cui si registra un balzo del +7,8%. All’interno di questo quadro complessivamente orientato al rialzo, emergono alcune crepe interessanti. Venezia segna una discesa del -3,2%, mentre Parma persino del -9,3%. Ma sono casi isolati, così come sono rare le città in cui i prezzi sono rimasti sostanzialmente invariati dal 2025 (Ancona e Perugia). Tanto che, allargando lo sguardo all'ultimo quinquennio, dopo il caso di Palermo, troviamo proprio Napoli che ha visto un aumento pari al +51%. Sassari, Bolzano e Udine, infine, segnano aumenti tra il +38 e il +43%.
Anche il panino costa caro e diventa un piccolo lusso.
Se la pizza risulta salata, non va meglio per un'altra alternativa solitamente ritenuta economica nel fuoricasa: il panino. Dal 2025, secondo l'analisi Altroconsumo, il prezzo medio è aumentato di oltre il +5%, mentre in cinque anni la crescita ha raggiunto il +23,5%. Oggi il prezzo medio si aggira intorno ai 4 euro, con un’ampia forbice: dai 2,30 euro di Terni ai quasi 6 euro registrati a Trento, Milano e Verona. Le variazioni all’interno della stessa città risultano ancora più marcate rispetto alla pizza. In alcuni casi il prezzo può addirittura quadruplicare: accade a Venezia (da 1,50 a 6,50 euro), Bolzano (da 2 a 8 euro) e Udine (da 2 a 7,50 euro). Non mancano poi città in cui i rincari sono stati molto pesanti. Verona guida la classifica con un +24,1% in un solo anno, seguita da Cagliari (+18,5%) e Bari (+17,6%). Se si amplia lo sguardo all’ultimo quinquennio, gli aumenti più consistenti sono stati a Verona, dove il prezzo è quasi raddoppiato (+88%), e a Perugia (+49%), Terni (+37,7%) e Napoli (+35,6%). Insomma, il panino, pur rimanendo più economico della pizza, si sta anch’esso trasformando in un piccolo lusso.