In Italia sono circa 40.000 i rider che lavorano per Glovo
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Glovo a Milano e Torino sotto la lente della giustizia: addio Italia?

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La lente e il controllo della giustizia italiana continua ad attenzionare la piattaforma food delivery Glovo sul tema del lavoro dei rider. A Milano e Torino i fronti più caldi che, non dovessero raffreddarsi, porterebbero il player delle consegne a domicilio a lasciare il mercato tricolore. 

Il "no" della Procura di Milano alla fine del controllo giudiziario su Glovo. 

Nel capoluogo lombardo, come anticipato dal Corriere della Sera, secondo la Procura di Milano, la piattaforma (attraverso la controllata Foodinho) non sarebbe riuscita a tradurre in realtà l'impegno preso a maggio per migliorare le condizioni di lavoro dei fattorini. Di fatto, quindi, Glovo starebbe operando in una situazione di illegalità sul fronte delle paghe perché, malgrado i compensi siano aumentati (del 40% a livello orario per un minimo lordo di 14 euro e del 20% per un totale di 3 euro a consegna), ai lavoratori non verrebbe retribuita ancora circa il 30% dell'attività a causa dell'utilizzo del principio di "temp effettivo calmierato" (che prende in considerazione solo il tempo di esecuzione della singola consegna e non quello di intera messa a disposizione delle energie lavorative) come metro per il pagamento. Su questo punto, sull'opacità del funzionamento dell'algoritmo e sulla mancata contrattualizzazione dei rider come lavoratori subordinati (in quanto, anche alla luce delle norme introdotte dall'attuale Governo, quando sul lavoratore ci sono "poteri di direzione e controllo, opera la presunzione di subordinazione, salva prova contraria") si basa il parere contrario del pm Paolo Storari alla richiesta di revoca del controllo giudiziario disposto a febbraio per caporalato. In gioco, secondo il pm, ci sarebbe anche la lotta a un’evasione contributiva ai danni dello Stato stimata in 38 milioni di euro in 3 anni. 

Glovo pronta a lasciare l'Italia se obbligata a riconoscere la subordinazione dei rider. 

Assistita dagli avvocati Francesco D’Alessandro per la società e Pasquale Annicchiarico per l’ad, come riportato dal quotidiano di via Solferino, per Glovo a sbagliare i conti sul tema pagamenti sarebbero gli amministratori giudiziari del pm che, sui dati comunicati all’Antitrust per il mese di giugno 2026, non avebbero calcolato circa 343.000 ore lavorate (28%). Su questo, inoltre, l'azienda ribatte anche di aver concordato con la Procura l’adottato aumento dei salari per circa 12 milioni in più l’anno e manifesta perciò sorpresa per quello che ritiene un cambio di traiettoria del pm. Inoltre, Glovo insiste che i rider operino come lavoratori autonomi, di cui rivendica ora un salario comunque superiore  al contratto della logistica (in attesa che con i sindacati si concluda uno specifico contratto collettivo) e si dice contraria anche all'assunzione dei rider para-professionali, tipo i circa 4.000 che fanno 4.000 consegne ciascuno l’anno o i 1.200 che ne fanno 6.000 l’anno dal momento che questo comprometterebbe la tenuta economica dell'attività. Se obbligata a questa scelta, quindi, Glovo è pronta a lasciare il mercato tricolore. 

Il caso di Torino obbliga Glovo a garantire più tutele in condizioni climatiche avverse.  

Sull'altro fronte, quello di Torino, invece, il tribunale cittadino ha emesso nel mese di agosto una ordinanza che obbliga l'azienda a garnatire ai rider in Italia un adeguato abbigliamento alle varie condizioni climatiche, un luogo per ripararsi in attesa degli ordini e l’accesso gratuito ai servizi igienici. Il provvedimento nasce dalla denuncia presentata da un fattorino che dal 2019 lavora per Glovo e, soprattutto nei mesi più caldi, lamentava l'assenza di reali tutele per la sicurezza (a giugno di quest'anno, oltretutto, lavorando nelle ore più calda è stato vittima di un malore). A poco, quindi, sarebbero valse le e Linee guida per la gestione dell’emergenza calore nel settore del food delivery sottoscritto a inizio estate da Assodelivery che estendeva per l'anno in corso le stesse misure adottate nel 2025. Le iniziative previste comprendevano attività di informazione e formazione specifica sui rischi da stress termico, materiali multilingua realizzati con il supporto dei medici competenti, oltre a contributi economici destinati all’acquisto di acqua, sali minerali e borracce. Le misure per il caldo si aggiungevano alle tutele già esistenti: visite mediche al superamento di una certa soglia di ordini, corsi obbligatori e gratuiti sui rischi specifici dell’attività svolta, la fornitura di Dpi (dispositivi di protezione individuale) identificati nel documento di valutazione dei rischi. Detto ciò, va ricordato che Assodelivery (composta da Glovo e Deliveroo) ribadì anche all'inizio della stagione estiva come i rider "mantengono piena libertà nella gestione della propria attività decidendo se rifiutare o interrompere le consegne senza conseguenze sulla possibilità di riceverne altre e senza sistemi di penalizzazione. Questi elementi sono estremamente importanti soprattutto nell’eventualità di temperature elevate".

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