Le temperature salgono e il food delivery si muove per anticipare le esigenze dei rider e garantire le migliori condizioni di lavoro. A farlo è innanzitutto Assodelivery che, in Italia, rappesenta Glovo e Deliveroo, due società che a inizio anno sono finite sotto il controllo giudiziario del Tribunale di Milano per sospette pratiche di caporalato. Le stesse finite sotto la lente dell'Antitrust a maggio per possibili condotte illecite nell'attività relativa all'offerta di servizi di consegna a domicilio di prodotti alimentari. Insomma, ci si attende un'estate calda sotto tutti i punti di vista.
Per far fronte a consegne e spostamenti nelle ore più calde della giornata, in quella che già si preannuncia come un'estate torrida, Assodelivery ha rinnovato ed esteso il protocollo per il caldo siglato nel 2025. Le Linee guida per la gestione dell’emergenza calore nel settore del food delivery approvate l’anno scorso sono volte a rafforzare la tutela della salute e della sicurezza durante i periodi di maggiore esposizione al caldo. Le iniziative previste comprendono attività di informazione e formazione specifica sui rischi da stress termico, materiali multilingua realizzati con il supporto dei medici competenti, oltre a contributi economici destinati all’acquisto di acqua, sali minerali e borracce. Le misure per il caldo si aggiungono alle tutele già esistenti: visite mediche al superamento di una certa soglia di ordini, corsi obbligatori e gratuiti sui rischi specifici dell’attività svolta, la fornitura di Dpi (dispositivi di protezione individuale) identificati nel documento di valutazione dei rischi. Non solo, ma ribadendo la liceità dei propri modelli operativi, le aziende che costituiscono Assodelivery ribadiscono che i rider "mantengono piena libertà nella gestione della propria attività decidendo se rifiutare o interrompere le consegne senza conseguenze sulla possibilità di riceverne altre e senza sistemi di penalizzazione. Questi elementi sono estremamente importanti soprattutto nell’eventualità di temperature elevate".
Il passaggio sul modello di business delle piattaforme ribadisce la posizione delle due società in tema di gestione del lavoro. A febbraio, Glovo (tramite la sua controllata italiana Foodinho) e Deliveroo erano state poste sotto controllo giudiziario dalla procura di Milano per "manodopera in condizioni di sfruttamento e approfittando dello stato di bisogno". In particolare, si legge nel decreto relativo a Foodinho Srl, società che gestisce le attività di Glovo in Italia, "corrispondeva ai rider (2.000 solo quelli su Milano, ndr) una retribuzione in alcuni casi inferiore fino al 76,95% rispetto alla soglia di povertà e inferiore fino al 81,62% rispetto alla contrattazione collettiva"; a conti fatti, 2,50-3,70 euro a consegna di media. In questi mesi, l'azienda ha preso "impegni formalizzati" per la "revoca della misure dell'amministrazione giudiziaria". Insomma, "parere positivo" dal pm di Milano, Paolo Storari. Le misure concordate, prevedono un impegno economico e un rafforzamento in termini organizzativi e della compliance, confermando la centralità del mercato italiano e la chiara volontà del gruppo di continuare ad investire nel Paese e rappresentano al contempo per Glovo Italia un’importante evoluzione all’interno del proprio modello operativo, con l’obiettivo di consolidare pratiche responsabili, sostenibili e in linea con il quadro normativo di riferimento.
Ma cos'è il controllo giudiziario? Si tratta di una misura meno grave dell'amministrazione controllata e prevede l'affiancamento del management da parte di un amministratore nominato ad hoc per interrompere una situazione di illegalità e correggerla. L'obiettivo, quindi, è quello di sanare l'eventuale situazione di caporalato. La decisione di imporre questa misura a Foodinho potrebbe rappresentare solo il primo passo per un'azione più ampia nel mondo del food delivery da parte della procura volta a evitare lo sfruttamento dello stato di necessità dei fattorini.
Dopo il caso Fooddinho (e quindi Glovo), anche Deliveroo era finito sotto la lente della giustizia milanese con la procura che ne dispone il controllo giudiziario. Le indagini sempre coordinate dal pm Paolo Storari hanno portato all'esecuzione di un provvedimento d'urgenza nei congronti di Deliveroo Italia Srl (20.000 ciclofattorini in Italia di cui circa 3.000 a Milano). Al centro del caso, lo "stato di bisogno" dei lavoratori che consegnano per la piattaforma, ossia il livello di compensi sotto la soglia dei minimi della contrattazione collettiva. In questa occasione, inoltre, i controlli dei carabinieri del Nucleo Tutela Lavoro si erano allargati anche ai clienti di Deliveroo tra i quali le catene food retail McDonald's, Burger King, Poke House, KFC. Lo scopo era "vagliare i modelli organizzativi e verificare se siano idonei a impedire il reato di caporalato" contestato a Deliveroo e Glovo, di cui le società si avvalgono per effettuare le consegne di prodotti.
Infine, di poche settimane fa, la notizia di nuove attenzioni dell'Antitrust su Glovo e Deliveroo proprio per probabili "condotte illecite nell'attività relativa all'offerta di servizi di consegna a domicilio di prodotti alimentari". In particolare, si legge in una nota dell'authority, le aziende avrebbero comunicato informazioni ingannevoli riguardo al loro impegno etico e alla loro responsabilità sociale verso i rider. Le contestazioni dell'Antitrust riguardano quindi direttamente la narrazione che le piattaforme costruiscono sul proprio ruolo economico e sociale come player del fuoricasa possa aver influenzato le scelte dei clienti, pur non rispecchiando pienamente la realtà operativa.Le due aziende si sono subito dette pronte a collaborare con l'Autorità e ribadito la correttezza delle loro pratiche commerciali.
di Nicola Grolla