Al centro dell'inchiesta c'è Foodinho, società che gestisce le attività di Glovo in Italia
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Per Glovo disposto il controllo giudiziario dalla procura di Milano

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La società che gestisce le attività di Glovo in Italia è finita sotto controllo giudiziario d'urgenza dopo un'indagine della procura di Milano. L'inchiesta, coordinata dal pm Paolo Storari, ha riscontratro uno sfruttamento del lavoro dei rider (ossia, caporalato) - circa 40mila impiegati in tutta Italia - da parte di Foodinho, realtà nata nel 2015 e il cui capitale è detenuto da Glovoapp23 (con sede a Barcellona) a sua volta partecipata all'83% dalla tedesca Delivery Hero. Nessuna delle società controllanti è coinvolta nell'indagine. 

  

Le testimonianze dei rider di Glovo/Foodinho. 

Come riportato dall'Ansa, nell'inchiesta, condotta dai carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro, è indagato lo spagnolo Oscar Pierre Miquel, responsabile di Foodinho (iscritta pure la società). In qualità di amministratore unico, Miquel avrebbe usato "manodopera in condizioni di sfruttamento e approfittando dello stato di bisogno". In particolare, si legge nel decreto, "corrispondeva ai rider (2.000 solo quelli su Milano, ndr) una retribuzione in alcuni casi inferiore fino al 76,95% rispetto alla soglia di povertà e inferiore fino al 81,62% rispetto alla contrattazione collettiva"; a conti fatti, 2,50-3,70 euro a consegna di media. Oltre alla questione salariale, dagli accertamenti della magistratura, e a seguito di una serie di testimonianze da parte dei rider della piattaforma, è stato ricostruito un quadro in cui si aggiungono anche il monitoraggio continuo dei rider, la limitazione alle pause e l'allungamento dei turni di lavoro fino a 12 ore (anche in condizioni climatiche avverse) ed eventuali "punizioni" in caso di ritardo. 

Cosa prevede il controllo giudiziario (e il precedente Uber). 

In attesa della decisione del gip, cos'è il controllo giudiziario? Si tratta di una misura meno grave dell'amministrazione controllata e prevede l'affiancamento del management da parte di un amministratore nominato ad hoc per interrompere una situazione di illegalità e correggerla. L'obiettivo, quindi, è quello di sanare l'eventuale situazione di caporalato. La decisione di imporre questa misura a Foodinho potrebbe rappresentare solo il primo passo per un'azione più ampia nel mondo del food delivery da parte della procura volta a evitare lo sfruttamento dello stato di necessità dei fattorini. Una cosa simile, per esempio, è stata già fatta per Uber (sempre grazie al pm Storari) nel 2020, accelerando di fatto l'uscita dell'app di consegne a domicilio dal mercato italiano avvenuta a giugno 2023. In sua difesa, Glovo ha comunicato che "metterà a disposizione ogni informazione richiesta e collaborerà con la massima trasparenza con gli organi competenti per chiarire la propria posizione. La società ha sempre operato con l’obiettivo di migliorare i propri standard nonché le attività operative e proseguirà nel mantenere un costante confronto costruttivo con le autorità preposte”.

Il food delivery in Italia: mercato da 5 miliardi di euro. 

A fare da cornice a questa storia, c'è un mercato che attraverso le consegne di cibo pronto a domicilio (ma anche di prodotti alimentari provenienti da supermercati e altri negozi) ha raggiunto un valore di circa 5 miliardi di euro nel 2025, secondo i dati dell'Osservatorio eCommerce B2C Netcomm. Un settore che, tuttavia, fin dalla sua introduzione nel nostro Paese ha dimostrato alcune crepe. In primis, sul fronte dei guadagni. Su uno scontrino di 30 euro, infatti, solo 4 euro lordi finiscono nella paga del rider (e 21 nelle casse dei ristoranti).