La Pasqua e l'inizio della primavera non hanno portato bene ai consumi secondo l'Osservatorio Confimprese-Jakala: ristorazione a -5,9%. Nessuna riprese o rimbalzo, dunque: la debolezza della domanda è reale e non un semplice effetto del calendario. In generale, il mercato tricolore chiude il mese con un -2,8% a valore trascinando il quadrimestre in negativo.
Ristorazione maglia nera dei consumi: le feste non aiutano.
L'Osservatorio dell'associazione di categoria conferma il progressivo peggiornamento dei consumi italiani che, mese dopo mese, erode il credito di fine anno tanto che, per la prima volta dall’inizio dell’anno, anche il consuntivo cumulato annuale entra in territorio negativo, segnalando un indebolimento sempre più diffuso della domanda interna. Il fatto che la Pasqua sia caduta in aprile sia nel 2025 sia nel 2026, inoltre, elimina uno dei principali fattori tecnici che spesso alterano il confronto tra i mesi primaverili. Proprio per questo, il dato negativo di aprile 2026 appare ancora più significativo. Per la prima volta, inolte, la ristorazione indossa la maglia nera delle performance (un dato che segnala come le occasioni festive non sono riuscite a stimolare la spesa come negli anni precedenti). Abbiggliamento e accessori, infatti, chiude aprile con un +0,5% mentre altro retail riduce le perdite a -2,6%. Quanto al dato cumulato del I quadrimestre gennaio-aprile 2026 rispetto a gennaio-aprile 2025, il totale mercato fa segnare un -0,5% e conferma un progressivo deterioramento della dinamica dei consumi.
Mario Resca (Confimprese): "Il rallentamento coinvolge famiglie, territori e canali distributivi".
In questa fase congiunturale, la dinamica dei consumi riflette il rialzo dei prezzi degli energetici che hanno un effetto amplificato, perché si traducono rapidamente in rincari diffusi e in una maggiore percezione di incertezza. Dal lato delle imprese retail, si osserva un indebolimento dei volumi accompagnato da una crescente difficoltà nel trasferire a valle i costi, con un impatto sui margini. Il rischio è quello di entrare in una fase di attendismo diffuso, in cui famiglie e operatori rinviano decisioni di consumo e investimento. "Il dato di aprile - ha spiegato Mario Resca, presidente Confimprese - conferma un rallentamento ormai strutturale dei consumi, che coinvolge trasversalmente famiglie, territori e canali distributivi. La persistente incertezza economica continua a frenare la propensione alla spesa, penalizzando soprattutto i consumi legati al tempo libero e alla socialità. In questo contesto, il retail si conferma un osservatore privilegiato dello stato di fiducia del Paese. È necessario intervenire rapidamente con misure capaci di sostenere il potere d’acquisto delle famiglie e rilanciare la domanda interna, evitando che questa fase di debolezza si consolidi ulteriormente nei prossimi mesi".
Canali e geografia dei consumi.
Per quanto riguarda i canali distributivi, i centri commerciali risultano il format con la migliore tenuta, limitando la perdita al -0,8%. Segue il commercio di prossimità, che registra un calo del -2,9%, mentre continuano a soffrire le high street, in diminuzione del -4,8%. In questo caso il mercato appare meno trainato da acquisti impulsivi e campagne promozionali, soprattutto nelle high street. Nelle regioni tiene la Valle d’Aosta a +2,1%. Il Friuli Venezia Giulia sprofonda a -7,8%.