Dopo diversi tentativi, Temakinho si affida a Casual Food per il rilancio dello storico network di ristoranti dedicati alla cucina nippo-brasiliana. La società, guidata da Pierpaolo Sacchetti, già proprietaria dei punti vendita del marchio su Roma, ha deciso di rilevare l'intera catena food retail e avviare "una fase di visione e costruzione, nata dalla volontà di ripensare il sistema, tornare all’essenza del brand e tracciare un futuro ancora più coerente con la sua identità", si legge in un post LinkedIn.
La strategia di Casual Food per Temakinho.
L'operazione, quindi, parte da lontano e, come riportato da Finance Community ha avuto il supporto di T Capital, società di investimento specializzata in operazioni di turnaround e sviluppo strategico, e di Didimos, società attiva nella gestione di ristoranti e strutture alberghiere riconducibile a Martina Sacchetti, moglie di Pierpaolo Sacchetti. Insomma, capitale e know how sono alla base del nuovo capitolo della storia del brand. Prima di questo nuovo inizio, un prologo si era avuto anche nel 2025 quando, oltre ai tre locali capitolini, Casual Food aveva avviato (in franchising) due pop-up store a marchio Temakinho a Panarea e Capo d'Orlando, veri e propri banchi di prova per i modelli operativi e di espansione. Su queste basi, e la salvaguardia dei livelli occupazionali, Temakinho punta a rivedere il piano industriale con un focus sulla semplificazione dell'offerta ristorativa e dell'impostazione del format. Successivamente, si passerà a una nuova fase di espansione nelle principali piazze italiane.
La storia di Temakinho.
Questa nuova fase di vita del brand arriva dopo l'uscita di scena dei fondatori originari, Linda Maroli e Fabrizio Pisciotta, rientrati in campo con Mutares. A marzo 2024, infatti, Temakinho aveva tentato un primo rilancio attreaverso un buy back del 60% delle quote detenute da Cigierre fin dal 2018. Un anno dopo, il fondo d'investimento tedesco è uscito di scena, lasciando campo libero al management team della catena. Inizia qui il rapporto con Casual Food che aveva portato, contestualmente, a un rebranding dell'offerta secondo quattro profili gastronomici specifici da declinare negli allora 10 punti vendita attivi.
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