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La legge sulla frode alimentare è entrata in vigore il 29 maggio
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Frodi alimentari, cambiano legge e sanzioni (anche per i ristoranti)

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Un po' in sordina, il 29 maggio è entrato in vigore la legge sulle frodi alimentari che introduce nuovi reati e aumenta le pene per quelli esistenti. Un vero e proprio giro di vite, dunque, che coinvolge non solo produttori e distributori ma anche bar, ristoranti, portali eCommerce dedicati al cibo e pubblici esercizi impegnati nella somministrazione. La legge, infatti, interviene direttamente sul Codice Penale con l’obiettivo di contrastare in modo severo i falsi e le contraffazioni.

Viene introdotto il reato di frode alimentare. 

Punto di partenza della riforma è l'articolo che introuce il reato di frode alimentare e punisce chiunque, nell'esercizio di un'attività agricola, commerciale, industriale o di intermediazione, commercializzi alimenti, bevande o acque che sa essere non genuini, oppure sostanzialmente difformi da quanto dichiarato o pattuito. La pena prevista è la reclusione da due mesi a un anno e la multa da 1.000 a 4.000 euro. Il perimetro della norma non si limita alla vendita diretta ma include importazione, esportazione, trasporto, distribuzione e commercializzazione (anche digitale). Inoltre, diventa un reato a tutti gli effetti vendere alimenti con segni distintivi o indicazioni false e ingannevoli, tali da indurre in errore il consumatore. La pena è la reclusione da tre a diciotto mesi e la multa fino a 20.000 euro. Infine, la norma aumenta le pene per la contraffazione alimentare delle denominazioni Dop e Igp con pene che salgono a reclusione da uno a quattro anni e multa da 10.000 a 50.000 euro. La novità più rilevante, in questo senso, è l'estensione dell'ambito soggettivo: non è più punito solo chi materialmente falsifica, ma anche chi detiene per la vendita, offre o mette in commercio prodotti con denominazioni Dop o Igp che sa essere contraffatte o alterate. Tra le aggravanti previsti dalla legge, va sottolineata quella relativa alla commercializzazione dei prodotti biologici che, se privi della relativa certificazione, comporta un automatico inasprimento della pena; e quella relativa al trasporto e alla tracciabilità dei prodotti che incide fortemente sulla supply chain del fuoricasa: chi non verifica la correttezza della documentazione che accompagna le forniture, o accetta documenti irregolari, si espone a un rischio aggravato. 

Che fine fanno i prodotti alimentari illeciti.

Per tutti i reati descritti, un'altra novità della riforma prevede che scatti la confisca obbligatoria dei beni utilizzati per commettere il reato, nonché del prodotto, del prezzo e del profitto derivante dall'illecito. Quando i beni non sono individuabili o non risultano disponibili, scatta la confisca per equivalente: vengono aggrediti altri beni dell'impresa o dell'imprenditore per un valore corrispondente al profitto illecito. Inoltre, per i prodotti alimentari confiscati, purché non siano contraffatti o deteriorati, si prosegue anche con la devoluzione gratuita dei lotti alle persone bisognose e agli enti caritatevoli o assistenziali. C'è anche la possibilità di estendere un "blocco temporaneo" dei prodotti o dei mezzi di produzione. In questo modo si concedono all’operatore 10 giorni per regolarizzare la documentazione. Se la verifica ha esito positivo, il prodotto viene svincolato; in caso contrario, il blocco può trasformarsi in sequestro amministrativo.

Gli impatti per ristoranti, bar e pubblici esercizi. 

Ricapitolando, quindi, un bar o ristorante può essere chiamato a rispondere del reato di frode alimentare quando:

  • acquista consapevolmente prodotti con origine diversa da quella dichiarata
  • utilizza ingredienti diversi da quelli indicati nel menu
  • conserva o detiene prodotti contraffatti destinati alla somministrazione
  • impiega alimenti scaduti o alterati presentandoli come idonei al consumo
  • vende come Dop, Igp o biologici prodotti che non possiedono tali caratteristich

Risulta quini essenziale che bar e ristoranti controllino l’effettiva corrispondenza tra tra menu, pubblicità e ingredienti effettivamente utilizzati e conservino:

  • fatture di acquisto e documenti di trasporto
  • schede tecniche e certificazioni dei prodotti
  • attestazioni Dop, Igp, Bio quando dichiarate al cliente
  • procedure Haccp aggiornate
  • controlli periodici sui fornitori

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