Più fiducia e aspettativa che timore e inquetudine. Ma anche sobiretà nei consumi e nuove abitudini alimentari. Così gli italiani si apprestano a vivere il 2023 secondo le ultime due ricerche diffuse dall'Ufficio Studi Coop a inizio anno. Per la ristorazione questo significa un ulteriore rilancio del fuoricasa, come dimostrato dai cenoni di Natale e Capodanno, ma anche una domanda di qualità e ricercatezza che deve fare i conti con le possibilità economiche e le occasioni di spesa ridotte dei clienti.
A conti fatti, quindi, se circa un italiano su due spera di mantenere stabili le proprie spese familiari nel 2023, comunque il 45% conta di spendere di più per le bollette e il 32% per cibo e bevande; il tutto a scapito di ristoranti e altri locali e spettacoli e cultura (rispettivamente per il 32% e il 26% degli intervistati). Per far fronte all’aumento dei prezzi, infatti, l’80% degli italiani cambierà le proprie abitudini alimentari orientandosi verso diete più salutari e meatless, ma anche più sobrie e certamente zero waste e no frills. Un esempio? Secondo i report, cresce la domanda per la pasta e le farine prodotte con grani antichi o con prodotti low carb e maggiore contenuto di proteine. E se dovesse rinunciare a quella vera, già oggi un italiano su cinque ai prodotti di origine vegetale preferirebbe la carne coltivata in vitro. La strategia più comune risulta alla fine quella di adottare un lento lifestyle che permette di concentrarsi sulle cose più vicine, come la cura di se stessi (tra le prime voci in crescita del 2023 con un 29% che farà più di prima visite di prevenzione e controllo), il ritorno tra i fornelli (29%), la fuga dal fast food (il 15% lo farà di meno o smetterà).
A determinare questo atteggiamento, una tempra emotiva forgiata prima dal Covid e poi dal carovita. Secondo l'indagine dell'Ufficio studi dell'insegna della grande distribuzione, nonostante un 2022 vissuto pericolosamente, gli italiani manifestano una imperturbabile accettazione della realtà (28%) e una sorprendente serenità interiore (34%). Così, in questa inattesa propensione zen, il 26% del primo campione malgrado tutto continua ad associare all’anno appena iniziato la parola “speranza” e rispetto ad appena quattro mesi fa (data dell'ultimo aggiornamento delle survey dell'Ufficio studi Coop) non può non stupire come la “fiducia” sia salita di 12 punti percentuali e di converso scendano sentimenti più cupi come l’”irritazione” o la “rabbia” (rispettivamente calati di 12 e 6 punti percentuali). D’altro canto, è innegabile che gli ultimi anni (ed in particolare gli ultimi mesi di crescita dei prezzi) abbiano lasciato ferite profonde nel corpo sociale del Paese. Il 18% delle famiglie dichiara nel 2022 di aver fatto fronte a un permanente disagio alimentare (circa 9 milioni) e 1 italiano su 4 teme la vera povertà per il 2023 (non avere soldi per cibo, trasporto, abiti, scuola). E sono soprattutto gli imprevisti a mettere a repentaglio questa fragile armonia; il 66% del campione non saprebbe come far fronte a una spesa improvvisa e non rimandabile di 850 euro. Non stupisce allora che il 70% degli intervistati se disponesse all’improvviso di 10 mila euro, non esiterebbe a dirottarli subito nel salvadanaio.
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