In un settore come quello del corporate food, che si aggira intorno agli 8-12 miliardi di euro di valore, le soluzioni digitali sono ancora poco sviluppate. Parte da questa considerazione l’avventura di Morsyche ha deciso di investire in un servizio strutturato e flessibile per portare cibi salutari in azienda, con una visione lungimirante sulle opportunità offerte dal digitale nel comparto. Morsy opera su Torino e Milano (con logistica completamente in-house per il 90% dei volumi e produzione propria nelle cucine proprietarie), con una quota attualmente inferiore all'1% del sottomercato digital corporate food, ma in crescita sostenuta. "In questo contesto, la vera opportunità sta nel convertire aziende che ancora si affidano a buoni pasto, mense tradizionali o soluzioni fai-da-te a qualcosa di più strutturato e innovativo", spiega Carlo Alberto, co-founder di Morsy. Nel 2025, la piattaforma ha chiuso con un fatturato superiore ai due milioni e punta al raddoppio nell’anno in corso. Alla base un modello che supera i limiti dei caterer tradizionali: laddove l'inflazione sugli ingredienti ha toccato il +15/20% negli ultimi anni mettendo sotto pressione i margini delle aziende con contratti pluriennali a prezzo fisso, la piattaforma ha messo in campo un sistema pay-per-use senza nessun minimo garantito che permette di trasferire il rischio in modo più equo: l'azienda cliente paga solo ciò che viene realmente consumato, senza budget sprecato. Questo vantaggio strutturale è diventato sempre più rilevante con l'affermarsi del lavoro ibrido, che ha reso economicamente insostenibili le mense tradizionali con garanzie di 100-200 pasti al giorno.
Il lunch delivery, quindi, rimane il cuore del business (con una quota del 70% del fatturato) ma "caffè specialty, con macchine super automatiche in comodato d’uso, frutta secca e brain food oltre al catering aziendale rappresentano categorie in forte accelerazione", afferma Alberto. A livello di prezzo, parliamo di un servizio con scontrino medio tra i 9 e i 12 euro per pasto, con una frequenza di 3-4 ordini a settimana per utente attivo. Il pagamento avviene in modalità cashless e accoglie la spendibilità dei principali buoni pasto digitali. "Un elemento importante è la personalizzazione dell'ordine: ogni dipendente accede con il proprio account, sceglie porzioni, varianti e aggiunge snack o frutta, rendendo ogni scontrino potenzialmente diverso. Questo favorisce sia il ticket medio sia il livello di soddisfazione, che si traduce in retention elevata", precisa il manager. L’operatività, infine, è supportata dall’integrazione con l’intelligenza artificiale di terze parti in particolare per il forecasting della domanda: il sistema prevede gli ordini del giorno successivo sulla base degli storici, consentendo di produrre solo quello che verrà effettivamente consumato. Stessa integrazione anche per gli smat fridge in cui viene conservato l’ordine. "Il risultato è uno spreco alimentare sotto il 5%, a fronte del 25-30% medio delle mense tradizionali. Un vantaggio che si traduce sia in risparmio economico sia in impatto ambientale misurabile", conclude Alberto.
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