Il food delivery è un mercato maturo tanto che, al fianco dei Big 3 attivi in Italia, altri player differenziano servizio e target rinnovando il business. Alla base, un settore che, secondo i dati diffusi da PoliMi School of Management, nel 2025 ha riscontra una crescita del +7% sul 2024 e vale 4,9 miliardi di euro (considerati i servizi di food delivery puro e spesa online dal supermercato ed enogastronomia). Dietro a questi numeri si nascondono sia delle criticità (come hanno dimostrato le inchieste della magistratura milanese sul trattamento di lavoro dei rider) sia un panorama variegato in cui convivono piattaforme verticali capaci di trasformare un bisogno inespresso in un nuovo servizio.
Attivo dal 2017, nell’ultimo anno Nutribeesha consegnato 700mila piatti pronti ai clienti iscritti sulla piattaforma. Merito di una proposta ampia che va dai piatti healthy a quelli della tradizione, dalle ricette etniche a quelle vegane con un particolare attenzione all’equilibrio dei sapori e dei valori nutrizionali in un’ottica di benessere alimentare sempre più ricercata dal consumatore. "In questi 10 anni sono stati quasi 7 milioni i pasti pronti preparati e più di 400mila i clienti serviti – racconta Pietro Ripanti, cmo di Nutribees – In particolare, dopo il Covid e a partire dal 2023 in poi abbiamo messo a referto ogni anno una crescita a doppia cifra". A conti fatti, ogni utente fa in media 5 ordini all’anno, con picchi di 30 ordini all’anno (all’interno di ogni pacco sono contenuti da un minimo di 5 a un massimo di 50 piatti per settimana).
I segreti? Una copertura capillare del territorio italiano (con spedizione refrigerata gratuita), una policy eco-friendly in tema packaging (con l’abbandono della plastica), l’ascolto dei trend di consumo (con il piatto unico composto dal tris “proteina, cereale, verdura” in forte crescita), un pool di nutrizionisti che valida le ricette (poi cucinate e preparare per Nutribess da partner esterni molto spesso anche tenendo conto delle preferenze degli utenti raccolte tramite periodiche survey) e un alto tasso di digitalizzazione. "Nutribees nasce insieme a quello che allora ancora si chiamava machine learning e che oggi tutti definiscono intelligenza artificiale - ricorda Ripanti - Di fatto, la piattaforma poggia su un algoritmo che permette al sistema di proporre il piatto ideale per l’obiettivo alimentare dell’utente. Nel tempo tutto ciò si è evoluto e oggi possiamo dire di assomigliare al Netflix dei piatti pronti grazie a un catalogo di scelta personalizzato non solo sul singolo utente ma anche su cluster di utenti con necessità simili". A questo modello di matchmaking è stata poi associata l’assistente virtuale “Giulia” a cui chiedere consigli nutrizionali anche quando ci si trova al ristorante.
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