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Glovo oltre il delivery ora punta al quick commerce
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Glovo, il delivery non basta più: da Milano punta a conquistare il quick commerce

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- Confcommercio Milano ricerca quick commerce - Glovo delivery

Il delivery piace sempre di più e i consumatori lo vogliono sempre più velocemente. Questa la sintesi della fotografia scattata da Confcommercio Milano all'incontro dal titolo Il delivery del futuro: verso la Città in 15 minuti, organizzato nella nuova sede Glovo Italia in zona Garibaldi. Siamo nell'epoca del "quick commerce". Un concetto che ha definitivamente sdoganato il modello multicategoria adottato fin da subito da Glovo. 

Glovo dal food delivery al quick commerce, vince la multi-categoria.

La società di origine spagnola è ormai attiva in 25 Paesi e 1.300 città con un bacino di oltre 15 milioni di utenti attivi. E ora Glovo punta a presidiare anche il quick commerce: "Si tratta di un canale di vendita che può trasformarsi in un business incrementale per i brand del retail - afferma Elisa Pagliarani, general manager di Glovo in Italia - Basti pensare che il 92% degli utenti accede all'app avendo in mente due opzioni: cucinare a casa oppure ordinare da un ristorante. Dobbiamo capire come rendere realtà questa esigenza". D'altronde, il mercato è ormai maturo: "La pandemia ha cambiato l'approccio di molti commercianti tradizionali. Chi aveva il classico negozio ha capito che doveva riorganizzare la logistica e puntare sull'eCommerce per sopravvivere durante il lockdown. Il digitale non è più in contrapposizione con il retail fisico, ma un canale complementare anche per chi non fa food", spiega Marco Barbieri, segretario generale Confcommercio Milano, Lodi, Monza e Brianza. 

La ricerca Confcommercio: food delivery primario, ma mix spesa sempre più variegato.

La ricerca presentata da Confcommercio dà i numeri del food delivery in Italia: 1,4 miliardi di euro di business nel 2021 e stima di superare i 2,2 miliardi di euro nel 2022. Si trattarebbe di un'onda lunga post-pandemia, quando il canale digitale delle consegne a casa è cresciuto del +55%. Trend che, a sua volta, ne ha generati altri capaci di incidere ora sulla domanda. Un esempio? Il commercio di prossimità. Anche perché sono sempre di più le richieste per un mix di spesa variegato da parte degli utenti. Secondo i numeri di Glovo, nell’ultimo anno in Italia gli ordini sono cresciuti del +74% nel food delivery ma di ben il +200% nel segmento spesa. Per questo il quick commerce diventa un terreno fertile. Tanto che Glovo vuole raggiungere un miliardo di euro di transazioni di questo tipo entro la fine dell'anno; ora sono fermi a 300 milioni. Certo, la ristorazione (con il 62% del campione coinvolto) è il settore che continua a far maggior ricorso al delivery. Ma secondo la ricerca di Confcommercio Milano, al secondo posto c'è il grocery (36%) e al terzo il commercio al dettaglio (20%). In generale, comunque, le imprese del territorio dimostravano già una buona conoscenza e utilizzo del delivery ancor prima dello scoppio della pandemia nel 2020: il 42% ne faceva uso già dal 2019, il 42% ha dichiarato di aver iniziato ad usarlo nel 2020 e il 12% nel 2021.

L'impatto del delivery sul fatturato retail: punte del 50%.

Ad oggi, però, la crescita è stata notevole. Il 35% dei rispondenti dichiara che il fatturato è notevolmente influenzato dall’utilizzo del delivery (dal 20% in su) e per il 4% degli intervistati il delivery incide per oltre il 50% del fatturato. A concorrere alla crescita, l'acquisizione di nuovi clienti (trend segnalato dal 49% dei rispondenti, la maggior visibilità del punto vendita sulle piattaforme di consegna (22%) e una migliore efficienza della consegna (13%). Ma c'è ancora spazio per migliorare: il 37% degli imprenditori intervistati darebbe dei bonus per le performance ottenute nel delivery, il 27% personalizzerebbe maggiormente i servizi richiesti, il 25% punterebbe a migliorare la promozione commeciale, il 20% chiede maggiore capillarità in alcune aree e il 16% tempi di consegna più celeri. 

Città in 15 minuti, per Glovo vale un investimento da 150 milioni di euro.

L'obiettivo, quindi, è quello di rendere concreto il progetto di Città in 15 minuti "con prodotti e servizi disponibili per tutti in breve tempo. Ad incidere positivamente sarà il ruolo di Milano, già quinta città al mondo per numero di ordini. Negli ultimi 12 mesi abbiamo aperto 5 magazzini urbani, incrementando il nostro servizio Glovo Express, e ampliato la nostra rete di collaborazioni sia nella Gdo sia nel retail. Entro l’anno prevediamo di investire in Italia 150 milioni di euro e apriremo a Milano il prossimo Food Corner di ultima generazione", sottolinea Pagliarani. "Servizi e tecnologia devono accompagnare lo sviluppo di una Milano sempre più attrattiva”, chiosa Barbieri. Prospettive che incontrano anche il supporto del Comune che, nel frattempo si è mossa per promuovere il Patto per il lavoro: "una strada di atti concreti che mirano a rendere Milano città di opportunità, rilancio, buon lavoro e formazione. Pongo un accento su questo ultimo obiettivo, consapevole che proprio la formazione sta diventando per le aziende di questo settore un asset fondamentale di crescita e reputazione sociale. Auspichiamo che lo sia sempre di più, anche in sinergia con il Comune di Milano”, interviene l'assessore allo Sviluppo economico Alessia Cappello. 

I numeri di Glovo a Milano.

Milano è una città chiave per Glovo: quinta città al mondo per numero di ordini dopo Bucarest, Madrid, Barcellona e Tbilisi. Il picco di ordini si registra tra le 13-14 e le 20-21 con una media di circa 90 mila ordini l’ora. Coperti con una squadra di 2.000 rider, 1.200 partner e una sede da 180 dipendenti. 

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