Nell'estate 2026, sono 25 milioni gli italiani che, secondo un'indagine Coldiretti/Ixè hanno deciso di vivere esperienze che legano turismo e cibo. Dalle degustazioni più tradizionali alle visite in azienda, dai corsi di cucina ai laboratori artigianali, fino ai nuovi fenomeni legati a sport ed escursionismo se l'enoturista rimane il profilo più comune, si affiancano anche viaggiatori pronti a scoprire nuovi gusti in tema di olio, brra, formaggi. Una varietà gastronomica che conferma come il cibo (ristorazione compresa) sia sempre più una calamita per il turismo in Italia.
A proposito di enoturismo, a fotografare l’evoluzione della domanda è il report Gli italiani e le esperienze enoturistiche, curato dall'esperta Roberta Garibaldi in collaborazione con Ascovilo (l'associazione dei Consorzi di tutela dei vini lombardi) e The Data Appeal Company. Il turismo enogastronomico coinvolge oggi circa 18 milioni di italiani, 4,5 milioni in più rispetto al 2024. A cambiare è soprattutto il modo in cui viene vissuta l’esperienza: il vino si integra con mare, paesaggio, gastronomia e scoperta dei territori, diventando una componente della vacanza più ampia. Forte rimane il legame con il turismo balneare, visto che 4 delle prime cinque mete dell'enoturismo sono sulla costa: Cinque Terre e Salento al primo posto, entrambi indicati dal 20% dei turisti italiani, seguiti dal Chianti al 19% e da Costiera Amalfitana ed Etna, entrambi al 18%.
Non solo, ma per la scelta della singola cantina il paesaggio diventa il fattore principale che muove gli enoturisti: vale il 73%, davanti al rapporto qualità-prezzo (72%) e alla prossimità (63%). La qualità e la notorietà dei vini si fermano invece al 60%. La cantina viene quindi percepita sempre più come parte di un’esperienza territoriale complessiva e non soltanto come luogo dove degustare un vino. Anche la componente gastronomica assume un peso crescente. Nel 2025 il 64% dei turisti italiani ha partecipato a una degustazione in cantina, contro il 49% del 2024. Le visite in cantina sono salite invece dal 32% al 46%. Il 24% degli enoturisti ha visitato una cantina dotata di ristorante, mentre il 19% ha provato piatti gourmet abbinati ai vini aziendali. Un’evoluzione che allunga la permanenza e amplia la spesa, coinvolgendo vino, ristorazione e servizi.
Risultati che arriva a conclusione di una cavalcata trentennale dei consumi degli italiani. Come confermato da una ricerca di Confcommercio, dopo tecnologia e informatica, a trainare gli ultmi 30 anni dei consumi è stata l'abbinata tra tempo libero e fuoricasa. Detto diversamente, se nel 2026 la spesa reale pro capite per consumi ha raggiunto i 23.261 euro a fronte dei 19.877 euro nel 1995 e un aumento di 314 euro rispetto al solo 2025 superando il periodo pre-Covid e il picco del 2027 (fermatosi a 22.975 euro) uno dei motivi è stato l'affarsi di una routine in cui viaggio e cibo sono diventati quasi due facce della stessa medaglia. Dal 1995 a oggi, infatti, la spesa per ristorazione ha segnato un +24,3% mentre quella per viaggi e vacanze il +17,2%.