A fine 2026, i consumi dovrebbero chiudere in territorio positivo (+0,7%) secondo le stime del Retail Barometer Confimprese-Jakala. Si tratterebbe del risultato di una inversione di tendenza, visto che i primi 8 mesi dell'anno si sono chiusi con un -0,6% a valore. Le previsioni per l’ultimo trimestre sono quindi state leggermente riviste al rialzo rispetto all'inizio dell'anno (quando si immagivana un +0,4%) e sostengono il piano di sviluppo programmato (nell'arco di 3-5 anni) dell'86% del campione.
Il dato emerge dall’analisi sulla base associativa di Confimprese, che rappresenta 500 brand, oltre 100.000 punti vendita e 1,2 milioni di addetti. Nonostante il lieve miglioramento delle attese per la chiusura dell’anno, l’andamento dei consumi resta debole. I primi otto mesi del 2026, chiusi con una contrazione del -2,3% a valore ad agosto rispetto allo stesso mese del 2025. Si delinea uno scenario di fatturato complessivamente in lieve calo rispetto al 2025, trasversale a tutti i principali comparti. A pesare è soprattutto la riduzione dello scontrino medio (-0,4%), fenomeno particolarmente evidente nel settore abbigliamento-accessori, dove la diminuzione della spesa per singolo acquisto non è stata compensata dall’aumento del numero di transazioni. Andamento speculare anche per la ristorazione. "I numeri ci dicono che il problema oggi non è il retail, ma il clima di fiducia del Paese", ha sintetizzato Mario Resca. Nonostante il quadro, emergono driver settoriali e aziende con performance positive.
Quanto ai settori merceologici, le stime confermano una diversa capacità di tenuta dei comparti. Da un lato, altro retail beneficia di consumi considerati più necessari e stima la crescita più elevata a +2,5%, dall’altro continua invece la fase di debolezza della ristorazione, attesa in calo del -1,4%, un dato che segnala come i consumatori restino particolarmente attenti alle spese fuori asa in un contesto ancora caratterizzato da incertezza economica e geopolitica. Abbigliamento-accessori si colloca in una posizione intermedia a +1,5%, mostrando segnali di recupero ma senza raggiungere i livelli di crescita previsti a inizio anno, a conferma di una domanda che resta prudente e che riflette la persistente cautela delle famiglie nelle spese discrezionali.
Tra i diversi canali di vendita, i dati del mese di agosto 2026 contro agosto 2025 indicano una crescita, seppur contenuta, soltanto per i centri commerciali, attesi in aumento dello +0,7%. Segno negativo, invece, per le high street (-1,3%) e per i negozi di prossimità (-1,2%). La Top10 centri commerciali con il maggior numero di visitatori conferma il peso della Lombardia, che occupa ben 4 posizioni:
Per i centri commerciali emergono inoltre nuove dinamiche di prossimità. Il consumatore guarda alla vicinanza più che all’offerta, tanto che il 36% sceglie un centro commerciale a distanza entro i 5 minuti. Sul fronte delle vie dello shopping, il 64% dei consumatori predilige raggiungere l’area commerciale di riferimento in meno di 5 minuti. La graduatoria delle Top10 high street più visitate vede una perfetta parità tra Roma e Milano:
I trend regionali dei consumi mostrano nel 2026 un’Italia a due velocità. Le performance migliori si concentrano soprattutto nel Mezzogiorno, con la Puglia che guida la classifica con una crescita del +3,1%, seguita dalla Valle d'Aosta (+1,8%) e dalla Campania (+1,5%). Segnali positivi arrivano anche da Sicilia (+0,7%), Liguria e Umbria (entrambe a +0,1%). Di contro, la maggior parte delle regioni registra una contrazione dei consumi. Tra i cali più contenuti figurano Piemonte e Marche (-0,1%), mentre Veneto (-0,7%) e Lazio (-0,9%) si avvicinano alla soglia dell’1%. Nella fascia più debole rientrano alcune delle principali aree economiche del Paese, a partire da Lombardia (-1%) ed Emilia-Romagna (-1%), insieme alla Toscana (-1,1%). Le flessioni più marcate si osservano invece in Molise (-4%) e Trentino-Alto Adige (-3,5%), seguite da Calabria (-2,2%) e Basilicata (-2%). Nel complesso, il quadro evidenzia una tenuta maggiore di alcune regioni del Sud (+0,8%) mentre diverse aree del Centro-Nord mostrano una dinamica dei consumi più debole rispetto alla media.