Il costo del caffè espresso al bar, secondo il Centro di formazione e ricerca sui consumi (Crc), è salito quasi del +25% rispetto a 5 anni fa. Sulla base dei dati ufficiali del Mimit raccolti nelle varie province italiane, l'elaborazione dell'ente realizzata in collaborazione con Assoutenti ha fatto emergere che il prezzo di una tazzina di caffè in media nel nostro Paese è di 1,29 euro, ben 25 centesimi in più rispetto al 2021.
Molto diversificata, su base geografrica, l'attuale situazione dei prezzi. Se Bolzano si conferma come la città col prezzo più alto, pari a 1,51 euro a tazzina, seguita da Pescara con 1,49 euro e con ben 11 province che hanno raggiunto o superato la soglia di 1,40 euro a caffè (Ferrara, Belluno, Ravenna, Trieste, Parma, Trento, Padova, Treviso e Udine), sul versante opposto sono Messina (1,06 euro) e Catanzaro (1,08 euro) le destinazioni più economiche. A contraddire la narrazione "Nord costoso, Sud economico" ci pensano Aosta e Varese che, insieeme a Siracusa, Roma e Pistoia, sono le uniche province con un prezzo inferiore a 1,20 euro a consumazione. Se però si guarda alla dinamica delle valutazioni al consumo, negli ultimi 5 anni l'incremento più pesante si è avuto nella provincia di Pescara: +49%. A seguire Parma (+41%), Bari (+39,5%). Anche Napoli, patria per antonomasia dell'espresso, ha visto rincarare il listino con un +37,8%. Le province con gli aumenti più contenuti, invece, sono Aosta, che segna appena un +6,7% in cinque anni, Cagliari, Biella e Reggio Emilia, con rincari attorno al +15%.
Ma cosa spinge i ritocchi all'insù dei prezzi? Stavolta non è colpa delle materie prime. "Rispetto ai 5.600 dollari la tonnellata raggiunti nel 2025, le quotazioni del Robusta si attestano oggi attorno ai 3.900 dollari, mentre per l’Arabica i prezzi sui mercati scendono vicino ai 3,20 dollari per libbra, rispetto agli oltre 4 dollari dello scorso anno. Alla base degli aumenti registrati ai bar ci sono altri fattori, come il rialzo dei costi energetici e di gestione in capo agli esercenti, che vengono poi scaricati sui prezzi finali al consumatore", ha sottolineato Furio Truzzi, presidente del comitato scientifico del Crc. Queste dinamiche insieme alle mutate abitudini di consumo legate all'incremento del caffè in chicci (che nel 2026 segna un +33% di vendite) e alla preferenza per cialde e capsule "potrebbe presto portare a minare il primato dell’espresso al bar, oggi rito irrinunciabile per milioni di cittadini", ha affermato il presidente di Assoutenti, Gabriele Melluso.