In attesa del picco della stagione vacanziera, come cambia il consumatore travel retail? La risposta arriva da una ricerca di Nomisma per Atri. Fra le evidenze, il ruolo del cibo (e quindi della ristorazione) come uno dei driver dello shopping in movimento. Una dinamica che si inserisce all'interno dela viaggio sempre più inteso (soprattutto dai più giovani) come gratificazione personale, dove il tempo di qualità e l'esperienza d’acquisto contano molto più del semplice possesso di un bene.
Parte da questa sintesi il rapporto diffuso dall'associazione del travel retail italiano dal titolo Il Travel Retail in Italia: numeri chiave, tendenze e ruolo per il sistema Paese. Secondo i dati, nell'anno in corso il 57% degli italiani dichiara la ferma volontà di concedersi un viaggio speciale, e i consumi registrati all'interno di aeroporti, stazioni e aree di servizio riflettono pienamente questa forte spinta emotiva. Nel 25% dei casi analizzati, infatti, l'atto d'acquisto durante un trasferimento è mosso dal puro piacere e dal desiderio di gratificazione personale. Più nel dettaglio, il 64% del campione esprima il desiderio prioritario di investire per trascorrere tempo di qualità con amici e familiari, mentre il 55% punta in modo specifico su viaggi e vacanze. Questo scenario si innesta su un comparto che ha già dimostrato una straordinaria salute, avendo generato nel travel retail lo scorso anno un fatturato diretto di 3,176 miliardi di euro, forte di 1 miliardo di passeggeri transitati negli hub nazionali. "I passeggeri continuano a premiare le nostre infrastrutture e la rete di 2.000 punti vendita gestiti dai nostri associati si attesta come la vetrina d'eccellenza più ambita e dinamica del sistema Paese. È una leadership di mercato consolidata sul campo, che ci spinge a continuare a tracciare la strada della crescita e dell'innovazione con fermezza nei prossimi anni", ha commentato Stefano Gardini, presidente di Atri.
Le abitudini dei viaggiatori italiani delineano un settore in cui la ristorazione mantiene saldamente il primato. Il 45% degli italiani fa infatti acquisti catalogabili come cibo e bevande, frequentando spesso o sempre bar e ristoranti di aeroporti, stazioni ferroviarie e aree di servizio autostradali mentre viaggia. Parallelamente, il 31% dei consumatori si orienta verso lo shopping in altre tipologie di negozi per comprare abbigliamento, tecnologia e artigianato, mentre il 15% indirizza le proprie scelte d'acquisto verso i canali duty free. Analizzando nel dettaglio le categorie merceologiche predilette dai viaggiatori, i prodotti alimentari si confermano la scelta regina rappresentando il 47% dello shopping totale in viaggio, una preferenza che emerge con particolare vigore tra il pubblico femminile e i consumatori con una capacità di spesa elevata. Non manca chi si sofferma su vini e alcolici, pari al 25% del campione: un segmento composto per lo più da appartenenti alla Gen X con ampie possibilità di spesa.
L'analisi demografica e sociologica del frequent consumer del travel retail evidenzia un sostanziale equilibrio tra i generi, con le donne al 49% e gli uomini al 47%, ma rivela uno spaccato generazionale estremamente netto che ridefinisce le strategie del comparto. Lo shopping in movimento è una consuetudine radicata soprattutto tra le nuove generazioni: il 56% dei Millennials compra infatti abitualmente in viaggio, seguiti a ruota dal 52% della Gen Z. Queste fasce d'età superano nettamente i Baby Boomer, che si fermano al 45%, e la Gen X che si attesta al 42%. Sotto il profilo socio-economico, le strutture del travel retail si confermano canali ad alto valore aggiunto e ad alta attrattività, frequentati nella maggior parte dei casi da un pubblico appartenente a un ceto elevato, che rappresenta il 66% del campione, seguito da una quota del 45% riconducibile al ceto medio.