Nei centri commerciali italiani, secondo l'Osservatorio Cncc-EY, la ristorazione chiude l'anno 2025 in linea di galleggiamento con un -0,3% di vendite. Il risultato è frutto dell'analisi delle performance di 300 strutture per un totale di circa 10mila punti vendita distribuiti su tutto il territorio nazionale e dimostra che, nonostante la prudenza dei consumatori nelle scelte di spesa, resiste la funzione di spazio di aggregazione ed esperienza che caratterizza la proposta di molti shopping center impegnati, negli ultimi anni, a costruire una proposta food retail coerente con il profilo della location.
Oltre la ristorazione (che di fatto conferma i dati già emersi nella semestrale), i dati dell'analisi promossa dall'associazione di categoria mettono in evidenza le performance di vendita di alcuni comparti come "Cura persona e salute", in crescita di oltre tre punti percentuali (+3,2%), e "Attività di servizi" (+1,4%). Altri segmenti, invece, legati a una spesa più discrezionale, hanno mostrato una fase di assestamento: "Elettronica di consumo" ha registrato un arretramento vicino ai due punti percentuali (-1,7%), mentre i "Beni per la casa" hanno ceduto poco più di un punto (-1,3%). Sostanzialmente stabili i comparti "Cultura, tempo libero e regali" (-0,9%) e "Abbigliamento" (-0,7%). In generale, comunque, parliamo di vendite in linea con quanto visto nel 2024 (sebbene per la ristorazione di parli di una perdita di 1,1 punti percentuali). Stesso trend anche per le visite. "La stabilità di vendite e ingressi dimostra che il commercio fisico ha saputo reagire con determinazione, investendo sulla qualità dell’esperienza, sulla relazione con i visitatori e su un utilizzo sempre più evoluto dei dati per comprenderne bisogni e comportamenti", ha commentato a tal riguardo Roberto Zoia, presidente di Cncc.
Guardando controluce gli stessi dati raccolti da Cncc-EY, emerge che dietro alla stabilità del canale, i centri commerciali stanno cambiando pelle: "Il dinamismo dei servizi e della cura della persona indicano che il consumatore riconosce ai centri commerciali un crescente valore, oltre l’acquisto immediato, grazie alla possibilità di integrare bisogni diversi in un’unica esperienza di visita", ha sottolineato Marco Daviddi, managing partner EY-Partheon Italia. Non più solo spesa e sosta food&beverage, quindi. Non sorprende a tal riguardo che, analizzando il sentiment degli operatori di alcuni comparti non-food, emerga una certa positività per il 2026: quasi il 50% si attende una crescita moderata, anche a fronre della stessa superficie commerciale (4 retailer su 5 non prevedono di aumentare la metratura dei punti vendita). Il focus è puntato su tre assi principali:
Lato landlord, invece, le priorità è quella di rispondere alle esigenze dei tenant. In particolare, secondo le rilevazioni Cncc-EY la quasi totalità dei retailer ritiene molto importanti i servizi di accessibilità (viabilità, parcheggi e collegamenti con i mezzi pubblici). Anche i servizi legati alla salute sono particolarmente apprezzati dai retailer, che ne riconoscono l’importanza per il proprio business. Food court e aree ludiche ottengono valutazioni molto positive, in quanto contribuiscono a rendere i centri commerciali più attrattivi e a favorire la permanenza dei visitatori. La comunicazione digitale dei centri è considerata importante da circa due terzi dei retailer, confermando la necessità di mantenere un contatto efficace con i clienti anche al di fuori del punto vendita fisico.