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Secondo Confesercenti,  da oltre 8mila nuovi bar del 2014 si è passati a meno di 4mila nel 2024
Secondo Confesercenti, da oltre 8mila nuovi bar del 2014 si è passati a meno di 4mila nel 2024
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Confesercenti, nuove aperture: -7mila bar e ristoranti in 10 anni

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Aprono sempre meno bar e ristoranti, lo confermano i dati di Confesercenti: le nuove iscrizioni passano dalle oltre 17mila del 2014 a poco più di 10.300 nel 2024. Un trend rivelato in occasione dell'assemblea annuale, che rientra in una diminuzione, in dieci anni, di 140mila imprese del commercio al dettaglio in sede fissa. In particolare, soffrono le 46.500 attività della rete di vicinato di base: negozi alimentari, edicole, bar, distributori di carburanti. 

I dati Condfesercenti evidenziano le difficoltà del commercio di vicinato. 

L'incontro dell'associazione ha confermato lo stato di difficoltà della rete di vicinato appesantito dal crollo delle nascite di nuove attività. Nel commercio al dettaglio le iscrizioni di nuove imprese passano dalle oltre 22mila del 2014 alle poco più di 10.500 di quest’anno, un calo del -52%. Particolarmente forte (-72%) la contrazione delle aperture di nuove attività per le edicole e le rivendite di quotidiani e periodici, per le stazioni di rifornimento carburante (-71%), ma anche per i negozi di prodotti per la cura ed igiene della persona (-57%) e per abbigliamento e calzature (-56%). Ancora peggio è nel commercio ambulante, dove il numero di imprese avviate nel 2024 è inferiore del -76% rispetto al 2014: poco più di 3.500 aperture, contro le quasi 15mila di dieci anni fa. Come detto in apertura, aprono anche meno locali del fuoricasa, con una flessione del -40%. In particolare, le aperture di imprese attive nel servizio bar passano dalle oltre 8mila del 2014 a meno di 4mila. Solo alloggi e strutture ricettive, soprattutto grazie alla spinta della ricettività diffusa, registrano un aumento di nuove imprese: +215% rispetto al 2014. A trainare, affittacamere per brevi soggiorni, case e appartamenti per vacanze, B&B, residence: dalle 784 del 2014 alle quasi 3.500 del 2024, un balzo del +342%.

Consumi in lieve aumento (+0,4%), ma bisogna "battere" la propensione al risparmio. 

Guardando ai consumi 2023, le previsioni di Confesercenti-Cer parlano di una variazione dei consumi al +0,4%. Una crescita decisamente sotto le attese del Def di aprile, che stimava un aumento dello 0,7%, "rispetto al quale sono spariti circa 3,2 miliardi di consumi". La spesa delle famiglie, quindi, registretrà un lieve recupero nel 2025, con un +0,7% dopo che, nei primi sei mesi dell’anno in corso, i consumi delle famiglie italiane sono aumentati, a livello nominale, di 5,6 miliardi (una crescita che in termini reali, quindi al netto dell’inflazione, corrisponde però ad una riduzione di 1,5 miliardi di euro sullo stesso periodo del 2023). "Sono però anche in questo caso valori lontani da quelli programmati dal Governo e che non permetterebbero alcun significativo recupero rispetto alle altre componenti della domanda. La rimodulazione del taglio del cuneo fiscale è senza dubbio positiva, anche se non priva di criticità: nel 2025, segnala l’Istat, interesserà due milioni di persone in più, ma ci saranno altre 500mila circa che perderanno il beneficio. Dal bonus di Natale, invece, potrebbero arrivare oltre 400 milioni di euro di consumi aggiuntivi. Però - ha sollecitato la confederazione - bisogna semplificare le procedure per accedere al beneficio, e auspicabilmente trasformarlo in futuro in un meccanismo del tutto automatico: il rischio è che molti desistano dal presentare la domanda", ha fatto sapere la Confesercenti. D'altronde, c'è da battere anche una propensione al risparmio che da gennaio a giugno 2024 è aumentato di 17 miliardi di euro rispetto allo stesso periodo del 2023: quasi tre volte in più dei consumi. 

Patrizia De Luise (Confesercenti): "Bisogna vincere 5 sfide fondamentali". 

Per la presidente Patrizia De Luise, sono "5 le sfide essenziali per un'Italia più forte". La prima è la crescita dell’economia, a partire dai consumi delle famiglie. "Oggi abbiamo bisogno di più coesione, di più partecipazione, di un progetto comune sul quale dare tutti il proprio contributo e di un quadro politico meno conflittuale, meno urlato e più propenso a ricercare soluzioni condivise'', ha spiegato la presidente. Altro tema da affrontare, è "l’inverno demografico e la rigenerazione dei centri urbani e dei territori. Il nostro Paese soffre sempre di più le conseguenze del declino della popolazione. Un problema sociale ed economico. Servono politiche di incentivo per le famiglie e sostegno alla natalità, con la consapevolezza che non si tratti di interventi che possono dare risultati nel breve periodo". Occorre poi il "rilancio delle imprese del territorio" che "è un altro dei fronti su cui concentrare l’azione di governo. Si è instaurato un circolo vizioso tra declino demografico e desertificazione commerciale. Molte aree, soprattutto piccoli centri, zone interne e rurali ma non solo, subiscono l’impoverimento del territorio e la conseguente riduzione dell’offerta di servizi". Serve, quindi un'accelerazione sulla formazione continua, rivolta non solo ai neoimprenditori ma a tutti gli imprenditori'. "È la condizione essenziale per un efficace progetto di rigenerazione, per migliorare la resilienza della rete delle imprese di vicinato e per arginare il preoccupante crollo di nascite di nuove attività". Sul fronte del turismo, infine, è fondamentale "rafforzare gli investimenti: per raggiungere gli obiettivi serve un cambio di passo. Non tutti gli interventi suggeriti, ci rendiamo conto, potranno entrare in manovra". C’è però anche un’altra occasione. Il ministro per le Imprese, Adolfo Urso, ha annunciato l’arrivo della legge annuale per le Pmi. "L’auspicio è che possa essere il veicolo per un primo intervento di contrasto alla desertificazione commerciale", si è augurata De Luise.

La sfida di Confesercenti ai giganti dell'eCommerce nel "far west del web".

Fra le sfide di Confesercenti c'è anche la sfida alla concorrenza con i giganti del web. Durante l'assemblea, proprio la presidente De Luise ha affermato di aver presentato un espostoall'Autorità garante della concorrenza e dei mercati in cui si denuncia il "far west del web", dove vendire scontate in contrasto con le norme e abusi di posizione dominante hanno messo in allarme il mondo del retail. Soprattutto in vista dell'imminente Black Friday che "rischia di prosciugare il Natale nei negozi". In questa occasione, verrà acquistato un terzo dei regali e sei acquisti su 10 saranno sul web, stima un sondaggio per Confesercenti di Ipsos. "L'esclusione di fatto dei negozi dalla competizione del Black Friday è dovuta, principalmente, allo squilibrio concorrenziale che c'è con i giganti dell'eCommerce, quasi tutte grandi piattaforme che, grazie alla loro struttura multinazionale, godono di indiscutibili vantaggi fiscali. Un vantaggio che, unito alle grandi risorse a disposizione, li ha portati a dominare di fatto il mercato delle vendite online italiano". Secondo i dati forniti a Confesercenti dall'Osservatorio eCommerce B2c del Politecnico di Milano, nel 2023 gli acquisti online degli italiani hanno superato i 54 miliardi di euro ma la torta è andata soprattutto ai giganti: i primi 20 merchant hanno il 71% del mercato, circa 38 miliardi dei 54 complessivi. "Un grado di concentrazione che non ha eguali negli altri canali distributivi",ha denunciato la Confesercenti. La legislazione, poi, non aiuta: in molte Regioni italiane, esiste un divieto di promozione nei giorni antecedenti i saldi per i prodotti soggetti a desuetudine, che viene puntualmente disatteso dalle piattaforme online. Una cosa evidente anche ai consumatori: il 31% ammette di aver approfittato di promozioni dell'eCommerce durante il periodo di divieto promozionale, mentre oltre la metà dei consumatori (il 58%) non è a conoscenza dell'esistenza di obblighi di trasparenza sugli sconti anche online. 

La web tax sì, ma "non penalizzi le Pmi". 

A fronte di questa assimmetria competitiva e al fine di finanziare un fondo per la rigenerazione urbana, l'associazione sostiene che "anche per i giganti del web è giusto considerare un meccanismo di redistribuzione delle risorse". L'ampliamento della web tax "deve però essere chiarito nel suo ambito di applicazione: bisogna infatti assolutamente evitare che abbia un impatto negativo sulle piccole e medie imprese. Bisogna aumentare l'imposizione fiscale sulle grandi piattaforme internazionali, quelle che di fatto delocalizzano all'estero la ricchezza generata da commercio e servizi in Italia. Si potrebbe anche pensare a un'addizionale sulle vendite online di questi giganti: in Francia hanno proposto, per riequilibrare la concorrenza con le librerie, una tariffa minima di tre euro sulle consegne di libri comprati online", ha commentato De Luise.  

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