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Nel 35% dei casi, i giovani mangiano fuori per uscire dalla propria routine secondo i dati Fipe
Nel 35% dei casi, i giovani mangiano fuori per uscire dalla propria routine secondo i dati Fipe
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Educazione alimentare, per il 40% dei giovani priorità al benessere

Dall'assemblea 2024 di Fipe-Confcommercio tenutasi a Roma, sono emersi importanti dati sul rapporto fra i giovani e il cibo (in collaborazione con Ipsos). Uno spaccato utile a comprendere meglio i consumatori di oggi, quelli compresi tra i 18 e i 34 anni, e indivuduare i cardini della nuova cultura del cibo. A partire dalla famiglia: luogo dove si acquisisce la corretta educazione alimentare per il 44% dei giovani, seguita da social network (36%) e scuola (30%). 

Anche la ristorazione gioca la sua parte nell'educazione alimentare. 

L'indagine promossa dalla federazione approfondisce l'evoluzione del rapporto dei giovani con il cibo. Per il 40% il cibo si lega al benessere, grazie alla freschezza degli ingredienti e alla semplicità delle preparazioni. Per il 35%, invece, cucinare è un modo per sperimentare, esprimere la propria creatività e divertirsi: 8 giovani su 10 cucinano almeno occasionalmente e la metà lo fa regolarmente. Con il 79% che ricorre alla rete per consigli e scoperte. Per questo, il 67% dei genitori under 35 ritiene “molto importante” educare i figli a un’alimentazione varia e sana. Fondamentale in questo è dare il buon esempio: il 56% ritiene che i genitori dovrebbero essere un modello positivo per i propri figli. D’altronde, il cibo è considerato una leva essenziale per la salute e il benessere dei figli, oltre che un’opportunità per trasmettere valori come la convivialità e la centralità della qualità di ciò che si mangia. Anche la ristorazione ha un ruolo importante nel rapporto dei giovani con il cibo. D’altro canto, mangiare fuoricasa è una pratica diffusa e molto apprezzata perché ritenuta un modo per uscire dalla propria routine (35%), un’occasione per incontrare amici e persone care (32%) e per gratificarsi mangiando qualcosa di diverso dal solito (32%), anche se il “portafogli” non sempre consente di fare tutto ciò che si vorrebbe (lo pensa il 51% degli intervistati).

Luigi Enrico Stoppani (Fipe): "Viviamo nel pluralismo alimentare".

"Negli ultimi anni il rapporto delle persone con il cibo è profondamente cambiato per effetto dei processi demografici, delle mode, delle migrazioni ma anche della pubblicità - ha commentato Lino Enrico Stoppani, presidente di Fipe - Viviamo oggi un tempo di pluralismo alimentare, che non è tanto la convivenza di diversi stili alimentari o ricette gastronomiche, quanto piuttosto il differente modo di intendere e vivere il cibo, con i suoi valori e simbolismi. Ma il cibo è veicolo di cultura e valori e la cultura del cibo cambia non solo il modo in cui consumiamo, ma anche quello in cui viviamo. Per questo l’educazione alimentare dovrebbe essere una materia che si insegna a scuola fin dai primi anni e i nostri ristoratori dovrebbero sentirsi sempre di più ambasciatori quotidiani di una nuova cultura del cibo".

Come cambiano gli stili alimentari dei giovani italiani. 

D’altro canto gli stili alimentari, soprattutto dei più giovani, sono sensibilmente cambiati nel corso degli ultimi anni: il 63,7% dei bambini e ragazzi tra i 3 e i 14 anni ha il pranzo come pasto principale della giornata, dato in calo rispetto al 75% del 2003. Al contrario, la cena è ora considerata il pasto più importante dal 20,7%, contro il 14,2% di vent’anni fa. Anche la colazione soffre: l’83,7% dei bambini la consuma in modo adeguato, rispetto al 92,9% del 2003. I più piccoli vanno assumendo i (cattivi) comportamenti alimentari dei genitori: le vecchie abitudini che suggerivano una buona colazione, un pranzo importante e una cena leggera si stanno via via affievolendo. Gli effetti di questa involuzione sono evidenti. In Italia, il 39% dei bambini tra i 7 e i 9 anni è in sovrappeso o obeso, una percentuale ben al di sopra della media europea del 29%. Di questi, il 17% è obeso, circostanza che colloca il nostro Paese al secondo posto tra i più alti livelli di obesità infantile in Europa. Per contrastare questi fenomeni centrale è il ruolo della famiglia ma anche della scuola, fondamentale per l’educazione alimentare e per favorire convivialità e socializzazione: d’altro canto ben il 53,1% dei bambini tra i 3 e i 5 anni pranza tutti i giorni in mensa.

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