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In Italia, secondo CGA by NIQ, il 46% dei giovani Gen Z non ha ridotto il consumo di alcol nell'ultimo anno
In Italia, secondo CGA by NIQ, il 46% dei giovani Gen Z non ha ridotto il consumo di alcol nell'ultimo anno
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Alcol e Gen Z, le sfumature della moderazione per CGA by NIQ

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- CGA by NIQ analisi mercato - Gen Z consumo alcolici - Gen Z spesa per alcolici

Ma è proprio vero che i giovani della Gen Z non consumano più alcolici? Secondo uno studio CGA by NIQ, in Italia, solo il 24% beve meno rispetto a un anno fa. E tra chi effettivamente beve, vincono i cocktail (46% delle preferenze); meglio ancora se instagrammabili. Sebbene siano orientati alla moderazione, i 20enni di oggi non rinunciano del tutto all'assunzione di alcol. Piuttosto, amano sperimentare e condividere (anche online). 

La Gen Z è la fascia d'età che ha ridotto di meno il consumo di alcol. 

I dati dell'indagine globale On Premise User Survey ha rivelato come la tendenza della Gen Z verso l'attenuato consumo di alcol sia una semplificazione eccessiva. Sebbene i nati allo svoltare del secolo siano effettivamente una generazione più sobria rispetto alle precedenti, più aperta alle alternative no-low alcol (come segnalato dal 21% dei giovani a livello globale contro il 17% della media mondiale) allo stesso tempo, se confrontata con il consumatore medio globale (che ha ricoddotto di 20 punti percentuali il proprio consumo di alcol), rappresenta la fascia d’età che ha ridotto di meno l’assunzione di alcol rispetto a un anno fa (-16 punti percentuali), insieme ai Millenials (-14 punti percentuali). Dati che dunque delineano una realtà dalle molteplici sfumature e sfaccettature, confermando anche le tendenze che solitamente vengono associate a questa generazione, fra tutte lo zebra striping, ovvero l’alternanza di bevande alcoliche e non alcoliche nel corso della stessa serata.

CGA by NIQ, in Italia il 46% della Gen Z non ha ridotto il consumo alcolico. 

E nel Belpaese? La situazione non si discosta molto da quella mondiale: il 17% dei giovani italiani contro il 9% della media dichiara di optare per alternative a bassa o nulla gradazione alcolica. Per quanta riguarda il consumo di alcol, invece, solamente il 24% della Gen Z afferma di aver diminuito le dosi (rispetto al 32% dei consumatori complessivi), mentre il 46% non cambia la quantità consumata rispetto a un anno fa, il 13% beve di più e il 17% non beve affatto. "Nonostante la percezione diffusa di una generazione sobria, i giovani della Gen Z mostrano un rapporto con il consumo di alcol pressoché in linea con quello delle altre generazioni, mantenendo un equilibrio tra moderazione e occasioni di socialità - ha commentato Beatrice Francoli, sales account development di CGA by NIQ - Connessa, curiosa e attenta all’estetica, la Gen Z sta al tempo stesso ridefinendo le dinamiche del bere fuoricasa. Per continuare a coinvolgerla è essenziale comprendere le sue abitudini, valorizzare l’esperienza nei locali e saper raccontare prodotti che siano autentici, innovativi e soprattutto pensati per essere condivisi sui social media". 

Più spazio per il consumo alcolico fuoricasa (meglio se a tarda sera).

Andando più nel dettaglio dello studio, infatti, emergono alcune tendenze chiave del rapporto fra giovani e assunzione di alcol che delineano un consumo più aperto alla socialità fuoricasa. Il 38% del campione afferma di voler visitare con più frequenza i locali nei prossimi tre mesi. Non a caso, bar, ristoranti e caffè, sono ormai parte integrante della vita quotidiana della Gen Z globale, frequentati dai tre quarti (72%) settimanalmente (+16 punti percentuali in più rispetto alla media), e il numero è ancora più alto in Italia dove si raggiunge l’82%. Per molti di loro il primo contatto con i brand di bevande alcoliche avviene proprio nel fuoricasa, rendendolo un ambiente fondamentale per coinvolgere e fidelizzare questa fascia di consumatori. Ad emergere, anche la preferenza della tarda serata per vivere i propri momenti di convivialità con gli amici: il 19% dei giovani a livello mondiale dichiara di uscire più tardi rispetto a un anno fa; un dato nettamente superiore se paragonato alla media generale (11%). Bar, club notturni e discoteche, contesti fortemente associati al consumo d’alcol, si rivelano dunque i punti di ritrovo prediletti. 

Il peso di Instagram sulle scelte: più cocktail che birra. 

Anche i social giocano il loro ruolo in questa ritenzione del consumo alcolico. Come osservato da CGA by NIQ a livello globale, tre giovani su cinque ammettono di ispirarsi ai contenuti condivisi sui social da amici e conoscenti per decidere dove mangiare o bere, quasi la metà (46%) sceglie il proprio drink in base alla sua "instagrammabilità", privilegiando ciò che appare più accattivante e condivisibile sui social. Ecco allora che i cocktail, con le loro garnish elaborati e i loro colori ricercati diventano non solo un soggetto da post ma anche una priorità fra le scelte di consumo al tavolo per il 46% del campione italiano. La seconda opzione (37%) è la birra. Risultati che certificano, da un lato, la vittoria dell'estetica sull'economia e, dall'altro, la curiosità di scoprire nuovi gusti e nuovi brand piuttosto che affidarsi ai gusti noti. 

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