Nonostante il calo dei consumi, il mercato retail rappresentato da Confimprese registra un risultato positivo al tagliando di metà anno. In occasione del Retail Summit di Baveno (VB), l'associazione di categoria ha confermato le stime di apertura delle insegne associate: quasi 6.000 nuovi punti vendita, diretti o in franchising, attesi per l'anno in corso con una ricaduta occupazionale di oltre 35.000 assunzioni.
Insomma, seppure tra diverse incertezze internazionali e nazionali (che a questo punto sembrano state assorbite come sistematiche, per quanto negative, dal commercio al dettaglio) non cambiano le le strategie di sviluppo delle reti distributive nei tre macrosettori monitorati dall'associazione. In particolare, la ristorazione conferma i piani di sviluppo con 1.718 aperture, abbigliamento-accessori ne prevede 1.353, altro retail, che, dopo la lunga flessione del 2025 dovuta al rimbalzo delle vendite negli anni del post-Covid, sta ritrovando vigore e stima 2.892 nuovi negozi. Numeri frutto di una un'attività di pianificazione a medio termine che va dai 3 ai 5 anni e che fa emergere il clima di fiducia nella ripresa futura dei consumi, sia in Italia sia in Europa. Certo, le aperture non crescono più ai ritmi degli anni pre-Covid ma concludere il 2026 con una riconferma delle stime tracciata a inizio anno in un momento storico in cui lo scenario geopolitico ed economico è stato messo in discussione, è indicativo. Quanto ai fatturati previsti per la chiusura del 2026, le aspettative restano sostanzialmente stabili e segnalano una crescita del +0,5% per la fine dell’anno, segnale di un retail ancora prudente. Le differenze tra i settori risultano contenute: da altro retail (+2%) ad abbigliamento-accessori (-2%) alla ristorazione (+0,3%). Anche la debolezza dei consumi con cui si è inaugurato il primo quadrimestre 2026 a -0,5% lascia spazio a margini di miglioramento, con un mese di maggio a +3,7% che riporta il consuntivo annuo in territorio positivo. È un momento di ossigeno per il retail dopo mesi di performance negative, anche se è presto per tirare le somme. Sempre nel mese di maggio, nei settori merceologici abbigliamento-accessori, contro le aspettative, registra la performance migliore con un +6,2%. Segue la ristorazione a +4,5%. Altro retail con un -0,4% è l’unico comparto in territorio negativo. Quanto ai canali di vendita, i centri commerciali registrano a maggio un buon risultato a +5,2%, i negozi di prossimità chiudono a +3,9%, mentre le high street, dopo un primo quadrimestre in negativo, sono a +0,8% (dati Osservatorio permanente sui consumi Confimprese-Jakala).
Dati che, per avere un quadro complessivo più completo sulla ristorazione, vanno intersecati con quelli pubblicati da Fipe quasi in contemporanea. A maggio 2026 il mercato del consumo fuoricasa mostra un andamento caratterizzato da una riduzione delle occasioni di consumo (-3,4% il numero di visite) a fronte di una crescita del valore complessivo (+2,3%). Tale risultato è sostenuto dall’incremento dello scontrino medio che aumenta del +5,8% su base annua. L’analisi per occasione di consumo evidenzia un quadro eterogeneo, con andamenti differenziati tra i diversi momenti della giornata. Le flessioni più marcate interessano la colazione (-7,5% le visite e -4,3% il valore), l’aperitivo prima di pranzo (-9,1% le visite e -8,5% il valore), la pausa nel pomeriggio (-6,8% le visite e -0,4% il valore) e il dopocena/notte (-5,3% le visite e -10,5% il valore), confermando una generale debolezza delle occasioni di consumo al di fuori dei pasti principali. Pranzo e cena, registrano infatti una crescita sia delle visite sia del valore; rispettivamente: +0,7% delle visite e +5,2% del valore, +2,2% nelle visite e +2,9% nel valore. Non sorprende, dunque, che i ristoranti registrino una crescita sia delle visite (+3,6%) sia del valore di mercato (+5,9%), confermandosi il principale motore della ripresa del consumo fuoricasa. Ad accompagnarli ci sono i bar che mantengono stabili i flussi di clientela ma beneficiano di una crescita del +3,4% del valore, segnale di un aumento della spesa media e di una evoluzione verso forme che non si limitano solo al consumo del caffè al banco. Le performance migliori, vista anche la bella stagione partita con forte anticipo, si registrano per le gelaterie (+19,3% delle visite e +22,9% del valore) e per il comparto ambulante, chioschi e street food (+12,3% nelle visite e +25% nel valore). Cala invece il food delivery (-0,6% delle visite e -3,3% del valore) e il take away (-13,4% le visite e -8,3% il valore).

"Le aziende stanno investendo in modo mirato - ha chiarito Mario Resca, presidente Confimprese - privilegiando location ad alto potenziale, format più efficienti e una maggiore integrazione tra fisico e digitale. In una fase di incertezza, gli investimenti non si fermano, ma diventano più selettivi e orientati al medio-lungo periodo. I consumi, per loro natura, risentono delle dinamiche di breve termine; le strategie delle imprese, invece, guardano a orizzonti più ampi, puntando su innovazione, prossimità e qualità dell’esperienza. Le nuove aperture riflettono, quindi, un retail che cambia pelle: negozi più vicini ai territori, più connessi ai canali digitali e sempre più centrati sui bisogni di un consumatore in trasformazione. È in questa capacità di adattamento che il settore dimostra la propria resilienza. La sfida, oggi, è coniugare prudenza e visione: gestire l’incertezza del presente senza rinunciare a costruire le basi della crescita futura". Una posizione che il presidente di Confimprese ha espresso anche in occasione del suo intervento all'interno dell'Osservatorio RM-TheFork sul full service restaurant.
Buone notizie, in termini di sviluppo, arrivano dal fronte dell’espansione internazionale, vissuta dai retailer come una leva strutturale di crescita e diversificazione geografica. L’elevata quota di aziende che conferma o incrementa le aperture pari all’85% suggerisce che le opportunità di sviluppo nei mercati esteri continuano a superare i rischi percepiti legati all’instabilità geopolitica. "L’espansione internazionale e la conferma dei piani di apertura mostrano il volto di un settore che continua a crescere, ma con logiche profondamente diverse rispetto al passato. La vera leva competitiva? Non è più soltanto la capacità di aprire nuovi punti vendita, ma la precisione con cui le aziende riescono a integrare dati di mercato, comportamenti di consumo e performance dei singoli canali per prendere decisioni più rapide e sostenibili. È in questa trasformazione, che mette in gioco customer experience, intelligenza artificiale e tecnologia, che si gioca oggi la capacità del retail di mantenere margini di crescita in uno scenario instabile", ha affermato Marco Di Dio Roccazzella, managing director & global retail & consumer leader di Jakala.