Le cucine professionali, secondo il barometro di Rational, stanno vivendo alcune sfide strutturali: personale, costi, sostenibulità, digitalizzazione. Temi che rendono sempre più complessa la gestione quotidiana del lavoro dietro ai fornelli a fronte di una domanda di standard di qualità elevatissimi da parte dei commensali. Per apprfondire questi aspetti, il produttore di sistemi di cottura si è affidato a Statista per un'analisi approfondita dei trend in corso a partire da un panel di 250 operatori di cucina in Germania, Francia, Uk e Usa.
Le analisi del fornitore funzionano anche per l'Italia: "Il settore della ristorazione è a un punto di svolta. Le decisioni non possono più basarsi sull’intuito, ma richiedono dati affidabili. Con il Barometro delle Cucine 2026 forniamo all’industria proprio questo: fatti chiari, insight solidi e strategie per rendere le cucine a prova di futuro", ha sottolineato Enrico Ferri, ad di Rational Italia. A partire dal tema della crisi del personale: il 64% delle attività ha registrato forti criticità nell’ultimo anno. Le conseguenze sono significative e facilmente osservabili: aumento degli straordinari e, nei casi più critici, riduzione degli orari di apertura, tempi di attesa più lunghi per gli ospiti e un crescente turnover dovuto al fatto che i team lavorano costantemente al limite delle capacità. Si crea così un circolo vizioso: la riduzione del personale genera un sovraccarico di lavoro che, a sua volta, causa nuove dimissioni. Molte cucine stanno intervenendo con misure per trattenere i collaboratori, ottimizzare i processi e introdurre soluzioni digitali, ma permangono significativi divari tra gli sforzi attuali e i benefici attesi.
Queste attività (così come quelle legate alla formazione), hanno però un impatto sui conti. Su cui, peraltro, già gravano gli aumenti dei costi operativi. Il 52% degli intervistati, per esempio, indica i prezzi dell’energia come principale fattore di pressione, mentre quasi la metà è alle prese con l’aumento del costo del personale. Molte attività devono scegliere: aumentare i prezzi rischiando di perdere gli ospiti più sensibili al budget, oppure assorbire internamente i costi aggiuntivi, con un impatto significativo sui margini. In base al Paese, gli operatori stanno intervenendo su più fronti. Il 75%, ad esempio, considera gli apparecchi energeticamente efficienti un investimento strategico, in quanto riducono la pressione sui costi attuali e al tempo stesso supportano gli obiettivi di sostenibilità nel lungo periodo. Questo si lega anche a logiche di sostenibilità più ampie che dalla cucina si trasferiscono al piatto: il 62% segnala una maggiore richiesta di soluzioni sostenibili e il 67% considera ormai questo tema centrale o comunque importante. Questa maggiore attenzione sta portando cambiamenti concreti: riduzione degli sprechi alimentari, utilizzo di prodotti regionali e stagionali, processi di pulizia a basso impatto sulle risorse. La vera sfida ora è creare trasparenza, misurare i progressi e comunicarli in modo convincente agli ospiti.
Magari attraverso il ricorso al digitale che, tuttavia, non è ancora entrato in pianta stabile nelle cucine, come conferma il 65% degli intervistati. Quasi la metà del campione, inoltre, non utilizza apparecchi multifunzione o programmabili in grado di garantire risultati costanti indipendentemente dall’operatore. Per il controllo qualità, molte aziende si affidano ancora a checklist cartacee, corsi di formazione o feedback diretti dalle filiali: strumenti che richiedono molto tempo e non possono essere facilmente replicati o ampliati su larga scala. La maggior parte del campione, tuttavia, prevede di aumentare gli investimenti nelle infrastrutture digitali per affrontare in modo più sostenibile la carenza di personale e l’aumento dei costi.