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Il turismo Dop in Italia è animato da 361 Consorzi, 597 prodotti e 585 attività
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Turismo ed eccellenze Dop, un'opportunità per la ristorazione

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All'interno del flusso del turismo gastronomico si fa largo il turismo Dop, un movimento fotografato da Fondazione Qualivita che fa bene alla ristorazione. Al centro di questo trend, 361 Consorzi, 597 prodotti e 585 attività che costruiscono la spina dorsale di un modello identitario e in costante evoluzione in cui le indicazioni geografiche diventano strumenti per generare esperienze autentiche, educative e sostenibili. Anche nel fuoricasa

 

La fotografia del turismo Dop. 

Basato su indagini dirette e sull’esame di fonti istituzionali, il primo Rapporto sul Turismo Dop della Fondazione Qualivita presentato a Roma accendo un faro su un fenomeno sempre più diffuso che non è solo un insieme di iniziative "a tema", ma rappresenta un sistema integrato di accoglienza costruito intorno alle filiere Dop e Igp, con la regia dei Consorzi di tutela (e in linea con il nuovo Regolamento UE 2024/1143 che assegna loro anche la competenza "dello sviluppo di servizi turistici nella pertinente zona geografica"). Ne sono un esempio i 232 eventi registrati nel 2024 a cui si aggiungono 188 infrastrutture permanenti, fondamentali per offrire esperienze immersive e durature legate ai prodotti tutelati (come le Strade del vino e dei sapori oppure i musei del cibo), oppure i 130 elementi di valorizzazione, come i patrimoni Unesco e i Paesaggi rurali riconosciuti dal Masaf. Nell'analisi della fondazione, spiccano anche 41 case history considerate un modello nel proprio ambito. Primo portale d'accesso per il turista-consumatore è il nuovo sito internet dedicato al turismo Dop. 

Il Governo sostiene il fenomeno, ma serve una legge quadro. 

"L'Italia è leader in Europa per prodotti a indicazione geografica. Questo primato non deve essere solo un vanto, ma una responsabilità nazionale - ha affermato il ministro all'Agricoltura, Francesco Lollobrigida - Dietro ogni prodotto Dop o Igp c’è una storia che parla dell’identità italiana. Il turismo legato a questo fenomeno è un’opportunità che dobbiamo cogliere, è un asset su cui investire che porterà vantaggi non solo al mondo agricolo, ma offrirà opportunità di sviluppo e benessere all’Italia rurale che merita di essere conosciuta nel mondo insieme alle nostre eccellenze agroalimentari”. Un visione condivisa anche da Daniela Santanché, ministra del Turismo: "Il turismo Dop è un modello di accoglienza autentico e sostenibile, che punta a una rinascita culturale. Dobbiamo attuare un piano di promozione internazionale per le nostre 890 produzioni Dop e Igp, creando una narrazione identitaria forte e coesa. È essenziale anche una legge quadro sul turismo enogastronomico, per garantire qualità e favorire reti tra attori coinvolti. Investire nel turismo Dop significa raccontare l’Italia che sa fare e custodire, un’opportunità da non perdere". 

Veneto, Toscana, Emilia-Romagna e Lombardia le regioni più virtuose. 

Andando più nello specifico del rapporto, grazie all'analisi di 20 indicatori, emerge che Veneto, Toscana, Emilia-Romagna e Lombardia sono le regioni guida del trend grazie a un mix vincente di filiere produttive, attivià turistica consolidata e Consorzi strutturati e riconosciuti. Questa capacità di aggregare attori locali, promuovere progettualità condivise e attivare sinergie concrete fa la differenza nello sviluppo di un’offerta turistica autentica, integrata e sostenibile. "Il quadro che emerge è certamente positivo e segnala un attivismo crescente in tutti i territori, con esperienze che testimoniano la vitalità del legame tra indicazioni geografiche e turismo. Tuttavia, è necessaria una riflessione sulle regioni del Sud, dove, pur in presenza di numerose produzioni di qualità e di un forte appeal turistico, un numero troppo basso di Consorzi di tutela pienamente operativi non consente ancora di intercettare appieno le opportunità del turismo Dop, come avviene in altre aree del Paese. È un segnale chiaro: non basta disporre di eccellenze produttive, serve anche una regia solida e riconosciuta, capace di orientare una visione strategica condivisa", Mauro Rosati, direttore di Fondazione Qualivita. 

Dop e Igp si fanno largo nel food retail. 

Ma cosa può fare la ristorazione per questo settore? All'interno di un un quadro più ampio in cui il cibo, lungo tutta la sua filiera, è arrivato a valere, secondo una stima Coldiretti, 707 miliardi di euro e in cui è forte il traino dell’export (che ha raggiunto nei primi sette mesi del 2025 il valore di 42,5 miliardi di euro, in aumento del 6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente), secondo Fipe la spesa a tavola dei turisti nazionali e internazionali supera i 23 miliardi di euro generando un valore aggiunto per tutto il sistema dell'accoglienza pari a 11 miliardi di euro. A conti fatti, la ristorazione è la seconda componente dell'offerta turistica tricolore dopo le strutture ricettive. Protagoniste sono sicuramente le eccellenze agroalimentari che sempre di più si stanno facendo largo nel food retail. In un post Linkedin, il consulente Masismo Barbieri ha elencato questo fenomeno passando dall'attività di McDonald's con la linea My Selection all'hamburger di Burger King con Parmigiano Reggiano, fino alle schiacciate di All'Antico Vinaio e Tosca - Eccellenze Toscane oppure le diverse referenze con ingredienti Dop di Autogrill, La Piadineria e molti altri. Fra questi, anche catene (come Fratelli La Bufala o Fattorie Garofalo) che hanno saputo costruire il proprio format attorno a un prodotto Dop come la Mozzarella di Bufala Campana. Diversi i vantaggi di questa alleanza tra Consorzi (e quindi indicazioni geografiche) e catene di ristorazione come la possibilità di proporre lo stesso prodotto Dop su più location, la costanza dei volumi degli ordinativi, la targettizzazione della clientela (anche in base al canale di vendita) e un rapporto diretto fra insegna e produttori. 

di Nicola Grolla

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