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Waste Watcher Italia, 6 ristoratori su 10 propongono la doggy bag

L'intelligenza naturale e generazionale è il filo rosso del report "Caso Italia 2026" dell'Osservatorio Waste Watcher International in vista del 5 febbraio. Nella data della Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare, indetta per la 13° volta dalla campagna pubblica di sensibilizzazione Spreco Zero, l'impresa sociale fotografa il comportamento nel mese di gennaio 2026 insieme all'Università di Bologna e Last Minute Market su monitoraggio Ipsos - Doxa. 

 

Spreco pro-capite a 554 grammi nell'ultimo anno. 

I risultati del report rivelano un miglioramento del cibo gettato: 554 grammi pro capire a settimana. Ma la somma delle perdite e degli sprechi alimentari tocca cifre vertiginose: vale infatti oltre 13 miliardi e mezzo la filiera 2026 del cibo sprecato in Italia. E vale 7 miliardi e 363 milioni solo nelle nostre case. Nella distribuzione il costo dello spreco vale quasi 4 miliardi e nell’industria oltre 862 milioni di euro. Lo spreco in campo costa infine oltre un miliardo di euro. A livello di profili di consumo, è la perizia virtuosa dei boomers (1946-64) che oggi traina l’Italia verso un deciso miglioramento in tema di prevenzione dello spreco alimentare unita all’’intelligenza dell’ultima GenZ (1997-2012), cui spesso manca il tempo per dedicarsi al cibo, ma che hanno adesso il compito di alfabetizzare il Paese in tema di nuove tecnologie. "I dati del Rapporto Waste Watcher 2026 ci dicono con chiarezza che la sfida dello spreco alimentare non si vince contrapponendo le generazioni, ma mettendole in relazione. I Boomers oggi sono la locomotiva della prevenzione: hanno interiorizzato nel tempo competenze di cura, di gestione del cibo e di riuso che li portano già vicino agli obiettivi dell’Agenda ONU 2030. La Generazione Z, invece, è più fragile sul piano organizzativo ma possiede un capitale decisivo: la padronanza degli strumenti digitali e la disponibilità al cambiamento. È qui che nasce l’intelligenza intergenerazionale", ha affermato Andrea Segrè, direttore scientifico dell'Osservatorio. 

Waste Watcher indaga le abitudini generazionali: dai Boomers alla GenZ.

L’Italia, in linea con la rilevazione dello scorso settembre relativa all’estate 2025, segna un miglioramento deciso rispetto ai dati di un anno fa: sprechiamo 63,9 grammi in meno rispetto al dato del febbraio 2025 (Boomers a 352 grammi a settimana, in anticipi sull'Agenda ONU 2030 mentre le famiglie della GenZ si posizionano a quota 799 grammi di spreco settimanale medio pro capite). Emerge in chiave quasi plebiscitaria la cura per la preparazione dei pasti, un tratto distintivo mediterraneo e italiano: una abitudine di vita cui si dedica ogni giorno l’88% degli italiani. Solo il 4% degli italiani dichiara di non cucinare, perché non ama farlo. E per la prima volta risulta praticamente unanime la consapevolezza intorno al tema "spreco": il 94% degli italianicertifica la sua attenzione alla questione, e di questa moltitudine di cittadini il 63% getta qualcosa meno di una volta a settimana, solo il 14% spreca quasi quotidianamente. Già da questi dati si delinea un divario generazionale piuttosto marcato: il 29% della GenZ spreca almeno una volta a settimana, contro appena il 6% dei Boomers. Si spreca un po’ meno a Nord (516 grammi settimanali, -7%) e un po’ più a Sud (591,2 grammi settimanali, +7%), poco più al Centro (570,8 grammi settimanali, +3%). Meno esposti allo spreco sono le famiglie con figli (-10%) e i Comuni fino a 30mila abitanti (-8%). Nella hit dei cibi sprecati svettano la frutta fresca (22,2 grammi a settimana), la verdura fresca (20,6 grammi) e il pane fresco (19,6 grammi), segue l’insalata (18,8 grammi) e cipolle/aglio/tuberi (17,2 grammi).

Le cause dello spreco secondo Waste Watcher.

Le cause? Essenzialmente organizzative: cattiva conservazione del cibo nel 38% dei casi, dimenticanza per il 33% e sovra-acquisto per il 28%. Sul piano strettamente organizzativo, capita di dimenticare il cibo fino alla scadenza per uno Z su due (49%) contro un Boomer su 5 (21%), e di calcolare in modo errato le quantità di cibo necessario per il 40% degli Z contro il 17% dei Boomers. La difficoltà di conservare correttamente il cibo cala drasticamente con l’età: per la GenZ arriva al 35%; nei Boomers e del 12%. Così come la difficoltà di riutilizzare gli avanzi per la GenZ tocca quota 43%; nei Boomers vale solo per uno su 5 (22%). Questo significa che le competenze domestiche si acquisiscono nel tempo, mentre il sovra-acquisto è una componente chiave dello spreco giovanile: acquistare troppo o in confezioni grandi è molto più diffuso tra i GenZ (rispettivamente 38% e 36%) rispetto ai Boomers (21% e 16%), una attitudine legata al senso di insicurezza alimentare che gli Z esprimono quest’anno come un vero e proprio allarme. Tuttavia, la deperibilità di frutta e verdura resta un problema trasversale alle generazioni ed è spesso attribuita all’origine dei prodotti acquistati e ai sistemi di conservazione nella filiera del cibo, più che ai comportamenti individuali. La riduzione dello spreco passa soprattutto dalla gestione del cibo già acquistato: in tutte le generazioni, le priorità principali sono mangiare prima il cibo a rischio e congelare, mentre la pianificazione rigida dei pasti resta marginale.

GALLERIA:

 

Nel fuoricasa lo spreco si combatte con Donometro e doggy bag. 

E nella ristorazione? Anche in questo settore l'Osservatorio Waste Watcher ha acceso un faro in sinergia con Confcommercio e Fipe: 8 italiani su 10 non sprecheranno il cibo al ristorante perché di regola lo consumano tutto, oppure porteranno a casa il cibo rimasto. Il 93% dei clienti, infatti, riceve dal cameriere il contenitore per portarsi a casa il cibo e non si vergogna più di farlo, sei volte su 10 la proposta di recuperare il cibo avanzato arriva direttamente dal ristoratore. Su questo tema, al Sigep di Rimini è stato presentato il Donometro: ogni giorno bar, pasticcerie e piccoli esercenti si trovano con alimenti invenduti ma ancora perfettamente consumabili. Trasformare questo surplus in risorsa sociale ed evitare che diventi rifiuto. La piattaforma consente di raccogliere dati preziosi su quantità e tipologie di beni donati, alimentando analisi puntuali sull’impatto ambientale e sociale. Il Donometro, quindi, trasforma ciò che altrimenti sarebbe sprecato in una risorsa preziosa per la comunità e l'attività del terzo settore. Ogni donazione sostiene chi ha più bisogno, riduce l’impatto ambientale e promuove una cultura della responsabilità condivisa. "Come sistema Confcommercio - ha dichiarato Lino Stoppani presidente di Fipe - avvertiamo la responsabilità di contribuire alla riduzione dello spreco alimentare sia per la parte che ci compete come settore di attività economica, sia per il ruolo che ogni giorno esercitiamo nei confronti di milioni di consumatori nella distribuzione e nella ristorazione. Il riconoscimento della cucina italiana da parte dell’Unesco può essere un potente acceleratore di consapevolezza perché evidenzia che il cibo non è una merce qualunque ma un condensato di valori culturali e sociali. In tale ambito ritengo fondamentale investire nell’educazione alimentare delle giovani generazioni, affinché i valori si traducano in comportamenti responsabili che mettano al centro il rifiuto dello spreco". 

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