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Secondo Clearwater, i trend di investimenti riguarderanno ingredientistica, formule convenienze e prodotti funzionali
Secondo Clearwater, i trend di investimenti riguarderanno ingredientistica, formule convenienze e prodotti funzionali
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Clearwater, l'M&A riprende slancio: il focus sul food&beverage

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Dopo un biennio di rallentamento, l'F&B europeo si prepara a una nuova fase di slancio in ambito M&A secondo l'ultimo report Clearwater. Ma quali sono le direttrici di queste operazioni? Una domanda che intreccia anche l'evoluzione del fuoricasa e ne ridefinisce i contorni tra nuove abitudini di consumo ed esigenze organizzative. In questo senso, l'attività M&A torna a essere guidate da razionalità strategica e selettività con l'obiettivo, per il mercato italiano, di confermare i valori legati al Made in Italy, soprattutto nei segmenti capaci di coniugare qualità, identità di prodotto e posizionamento premium.

I motivi della ripresa del M&A per Clearwater.

Nel 2025, in Europa, l’attività M&A relativa al food&beverage ha registrato un calo del 14% rispetto all’anno precedente, risentendo delle persistenti incertezze macroeconomiche e di un contesto regolatorio più complesso. Secondo la società indipendente di corporate finance specializzata nel mid-market e presente in 16 Paesi europeo, però, il recente rallentamento dell’inflazione, la stabilizzazione dei tassi di interesse e il miglioramento del sentiment dei consumatori (soprattutto tra le fasce più giovani) stanno creando le condizioni per una ripresa di operazioni mirate. Il mercato, infatti, sta adottando un approccio più tattico e selettivo, caratterizzato da deal di dimensioni medie inferiori, strutture più flessibili e da una marcata focalizzazione su asset resilienti lungo la catena del valore.

Il consumo salutare e Made in Italy guidano gli investimenti. 

Ma quali sono i focus degli investimenti? A livello di prodotti, il 2025 ha segnato il consolidamento del paradigma del “self-care”, che ha ridefinito le abitudini alimentari con ricadute economiche sull’intero comparto. Si è assistito a una forte crescita dei nutrienti funzionali, delle bevande a basso tasso alcolico o dei prodotti non trattati, mentre il gusto resta il principale driver di acquisto, affiancato da effetti benefici e convenienza. Inoltre, parallelamente al cambiamento del tessuto sociale, dove è in crescita il numero di famiglie con doppio reddito, e la progressiva modifica delle abitudini del singolo, sempre più incline a uno stile di vita frenetico, emerge un aumento della domanda di prodotti surgelati o già pronti, soprattutto quando abbinati a ingredienti sani e nutrizione equilibrata. Questi cambiamenti strutturali nei modelli di consumo stanno ridefinendo le priorità strategiche degli operatori del settore, rendendo particolarmente attrattive, anche sul fronte M&A, le categorie in grado di intercettare bisogni legati a salute, praticità e valore nutrizionale. Guardando al 2026, dunque, il contesto desctitto da Clearwater lascia intravedere un possible incremento delle acquisizioni strategiche nei segmenti health & wellness, ingredientistica, convenience e functional beverages, sostenuto anche dai livelli record di capitale liquido attualmente disponibili presso i fondi di private equity. In questo contesto, l’Italia presenta una specificità distintiva: il mercato continua a mostrare un’elevata attrattività grazie alla forza del Made in Italy. La percezione premium dei prodotti italiani e la loro crescente diffusione internazionale, alimentata dal turismo, dai social media, da catene specializzate nella vendita di eccelenze enogastronomiche italiane e dal boom della domanda di prodotti fortemente identitari come panettone, burrata e focaccia, suggeriscono una domanda estera più resiliente rispetto ad altri mercati. 

Il ruolo del food retail secondo Clearwater. 

Anche il food retail risulta impatatto da queste dinamiche. La difficoltà per i ristoratori nel reperire personale qualificato (secondo le più recenti rilevazioni di Fipe sono oltre 40.000 i posti vacanti da coprire entro questo primo trimestre tra cuochi e aiuto cuochi) si somma alla necessità di contenere i costi operativi e ridurre gli sprechi. Ne deriva un incremento significativo della domanda di prodotti semilavorati e ingredienti ready to cook, pensati per preparazioni standardizzate che non richiedono competenze tecniche avanzate. Parallelamente, una parte degli operatori sta ripensando il proprio modello operativo anche alla luce dell’aumento dei costi delle materie prime, con i cibi freschi che hanno registrato a febbraio incrementi compresi tra il 2,5% e il 3,6% su base annua, orientandosi verso prodotti che possono essere conservati a temperatura ambiente e ad elevata durabilità, in grado di garantire maggiore efficienza gestionale e stabilità dei margini. Ciò si affianca all’evoluzione della domanda del consumatore, sempre più orientata verso soluzioni funzionali, pratiche e di qualità, che si intreccia con innovazioni di prodotto e strategie aziendali volte a intercettare segmenti emergenti. In particolare, la richiesta di prodotti ricchi di ingredienti naturali e benéfici a supporto di sistema immunitario, attività metabolica, salute intestinale o lucidità mentale è in costante crescita, specialmente per proteine in polvere e integratori sostitutivi dei pasti. Inoltre, l’utilizzo sempre più frequente di farmaci per la perdita di peso modifica la routine alimentare quotidiana, più strutturata, con meno momenti di pasto e porzioni ridotte. Tuttavia, l’efficacia per la salute non soddisfa pienamente il consumatore se la stessa attenzione non è dedicata anche al gusto. Da questo punto di vista, un grande balzo in avanti è stato fatto dalle cucine internazionali, che, secondo Kerry Group, 2 consumatori su 3 si dichiarano disposti a provare. Cresce quindi anche la domanda di snack, salse e pasti pronti con spezie e sapori esotici.

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