La passione degli italiani per l'hamburger in food delivery ha un numero secondo Just Eat: 279.000 kg ordinati al giorno; numero da Top 10 a livello globale. Dati che fotografano l'evoluzione del consumo di questa ricetta di origine europea ma resa famosa Oltreoceano e capace di evolversi per seguire i trend di consumo.
Come emerge dai dati della piattaforma, che si appresta a celebrare l'Hamburger Day del 28 maggio, tra i trend più evidenti c’è la crescita dello smash burger, che registra un aumento degli ordini del +159%. Più che una semplice moda, si tratta di una tecnica precisa, basata sulla pressione della carne sulla piastra per ottenere una superficie intensa e caramellata. A Milano, Bun Burger ha costruito attorno a questo formato una parte importante del proprio posizionamento. "Abbiamo scelto lo smash burger perché rappresenta perfettamente la nostra idea di prodotto: immediato, contemporaneo, accessibile, ma con una fortissima identità - spiegano dal brand - È un trend internazionale che abbiamo intercettato per primi in Italia, contribuendo a farlo conoscere e a renderlo distintivo del nostro posizionamento". Dietro un prodotto apparentemente semplice, raccontano ancora, c’è però un forte contenuto tecnico. "La tecnica dello smash permette di ottenere una crosticina esterna molto intensa grazie alla reazione di Maillard, ma è una cottura semplice solo in apparenza: richiede precisione, timing e costanza".
Accanto allo smash cresce anche il segmento plant based, che segna un +116%. Il dato racconta un cambiamento che non riguarda più soltanto chi cerca un’alternativa vegetariana, ma un pubblico più ampio, interessato a menu capaci di includere esigenze diverse senza trasformarle in un compromesso. In questo scenario si inserisce l’esperienza del partner genovese Groove, in una città che si conferma la seconda in Italia per consumi di hamburger con oltre 27 mila chili ordinati. Qui il plant based è stato reso una componente strutturale dell’offerta, con un menù bilanciato in una logica 50/50 tra proposte tradizionali e alternative vegetali. La scelta dei fornitori plant-based segue una logica precisa: "Cerchiamo quello più innovativo, ma che ci offra un prodotto finale che convinca a livello di gusto", raccontano, sottolineando come la componente sensoriale resti il criterio decisivo nella selezione delle alternative vegetali.
La proposta gourmet continua invece a parlare di tecnica e qualità della materia prima. A Roma, città che secondo Just Eat guida la classifica italiana per consumi con 46,6 mila chili ordinati, una delle realtà simbolo è Bufalero, vincitore dei Just Eat Awards 2025. Qui il burger viene costruito a partire dalla carne, dalla selezione dei tagli fino all’equilibrio tra parte magra e parte grassa. "La differenza si sente già al primo morso", spiegano. E ancora: "Non tutte le carni sono uguali, alcuni tagli danno più sapore, altri più morbidezza". In questa visione, anche la parola gourmet cambia significato: meno ingredienti, più precisione. "Per noi gourmet non è aggiungere ingredienti strani o costosi, ma lavorare su prodotti veri: carne di alta qualità, pane fatto in casa e tecnica di cottura".
C’è poi il tema delle limited edition, cresciute del 16%, che trasformano il ristorante in un produttore di immaginario, oltre che di cibo. Anche in questo caso Bun Burger insiste sulla capacità di contaminare mondi diversi. "Spesso le idee migliori nascono quando proviamo a guardare il burger da un punto di vista diverso", raccontano, ricordando per esempio la collaborazione con Ronin a Milano, dove "non abbiamo semplicemente aggiunto un ingrediente, ma fatto dialogare due mondi, due estetiche e due community". Persino alcuni prodotti secondari possono nascere così, quasi per intuizione spontanea: "Le Sweet Nutella, sweet fries di patata dolce con Nutella, sono nate direttamente in store, grazie all’intuizione di un dipendente". Un approccio che trova riscontro anche nel lavoro del partner genovese Groove, dove la sperimentazione diventa parte integrante dell’identità. Tra le limited edition più particolari, raccontano, "una volta abbiamo creato un Anto Special, un panino in cui tutti gli ingredienti erano neri": un progetto dal forte impatto visivo, pensato per giocare non solo sul gusto ma anche sull’estetica.