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Ubri presenta la mappa del food retail milanese con Engel & Völkers
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Ubri presenta la mappa del food retail milanese con Engel & Völkers

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- Engel & Völkers immobiliare - Ubri food retail

La mappa del food retail di Milano porta la firma di Engel & Völkers che, in partnership con Ubri (Unione brand della ristorazione italiana), ha presentato il Food & Beverage Retail Market Report 2022. Lo studio, interamente dedicato alla città meneghina, è stato presentato all'Accademia del panino italiano in un evento che ha raccolto la quasi totalità delle insegne associate a Ubri. Il risultato? Una fotografia della maggiore "piazza" commerciale per il food&beverage divisa in 25 distretti, per un totale di 124 vie, e analizzata secondo diversi paramtri che vanno dal canone medio di affitto al numero di passaggi totali nella via/piazza, passando per l'indice di visibilità e il saturday ratio o l'indice di vacancy.

Edizione 2022 con 10 distretti in più e molte novità.

I distretti analizzati sono 10 in più rispetto alla scorsa edizione del report, a testimonianza di come il food&beverage stia assumento sempre più rilevanza in città rappresentando altresì un'ottima opportunità di investimento per gli imprenditori. Novità di questa seconda edizione, è l’indice di vacancy e la rilevazione dei dehors esterni sull’affaccio stradale, fenomeno in grande crescita post pandemia, accanto ad un’approfondita analisi dei valori economici, dell’offerta merceologica, della tipologia di servizio e dei brand presenti. Così come per la scorsa edizione, anche quest’anno è stata svolta un’approfondita analisi dei flussi di passaggio pedonale nelle vie più significative dei distretti considerati con l’aggiunta del saturday ratio, indicatore che permette di comprendere se al sabato il numero dei passaggi è superiore o meno alla media settimanale.

Sabato il giorno migliore per le catene del food retail.

Tra i distretti analizzati La Foppa XXV Aprile, Statale e Duomo sono le zone in cui si rileva la più alta concentrazione di dehors sebbene in tutti i 25 distretti si riscontra una presenza superiore al 30%, testimonianza che sono poche le attività F&B a non prevedere uno spazio esterno per la propria clientela. Dall’analisi emerge, inoltre, che 20 distretti su 25 presentano un saturday ratio superiore a uno, come indicatore di forte attrattività di persone nella giornata del sabato. Tra i distretti in cui si registra una maggiore crescita del numero di esercizi F&B rispetto alla precedente rilevazione, spiccano Isola Farini, Moscova Solferino e Oberdan Spallanzani in cui l’incidenza del food sul totale dei negozi è tra il 30% e il 44%. Arco Sempione, con il saturday ratio più alto tra i distretti considerati (pari a 2,08), conferma ancora una volta la sua fortissima attrattività soprattutto serale e nel weekend, con il 58% di esercizi F&B sul totale dei negozi e il 61% dei passaggi concentrati all’orario di cena. Anche il distretto Navigli Darsena presenta le medesime caratteristiche, con i 53% di esercizi F&B sul totale dei negozi e un saturday ratio pari a 1,43. Nolo, invece, si mostra ad oggi come un distretto ancora “acerbo”, presidiato per il 95% da attività a marchio indipendente ma che potrebbe entrare nel mirino delle principali catene del food, date le sue grandi potenzialità.

Engel & Völkers: "Nuova abitudini di consumo spingono l'evoluzione del food retail".

“Alcuni fenomeni che abbiamo studiato assieme a Ubri in questo Market Report Food, come la verticalizzazione dell’offerta di prodotto o la ridefinizione dello spazio del punto vendita, sono sociali prima che F&B - ha spiegato Gianluca Sinisi, licence partner Engel & Völkers Commercial Milano & Lombardia - Desideriamo cibo più sano, eco-sostenibile e lo cerchiamo vicino a casa: comportamenti che hanno conseguenze importanti per il real estate, per le nostre città, per la nostra società. Abbiamo quindi voluto mettere la nostra competenza al servizio degli operatori del food retail, clienti, amici e colleghi, per fornire una conoscenza approfondita del mercato immobiliare in questo settore che ha fame e sete di ripartenza"

Ubri: "C'è sempre più attenzione alle periferie".

Per Ubri si tratta di un documento "estremamente prezioso: una fotografia sulla città che continuamente cambia, plasmata dagli eventi e dalle nostre stesse risposte. La tendenza ora, ad esempio, ci spinge non più verso i centri commerciali ma verso periferie che non avremmo considerato tempo fa e che diventano loro stesse luoghi di tendenza. La rivoluzione del dehor, rafforzata dalla campagna che come Ubri abbiamo fatto a Milano per normalizzarli, ha di fatto ampliato la redditività, messa a rischio da criticità quali i costi energetici e il rectruting di personale", ha dichiarato Vincenzo Ferrieri, presidente Ubri e ceo Gioia SpA. 

La case history Kebhouze.

La presentazione del report E&V è stata anche l'occasione per conoscere da vicino la vicenda imprenditoriale che ha portato alla nascita di Kebhouze, la catena dedicata al kebab realizzata da Oliver Zon con il supporto di Gianluca Vacchi. "Ho conosciuto Gianluca nel 2018, quando abbiamo collaborato ad alcuni eventi a Ibiza. Nel proporgli l'idea di Kebhouze non ho avuto bisogno di convincerlo: ha capito l'idea al volo", ha raccontato Zon. Nel dettaglio, l'idea era quella di sviluppare un format verticale su un prodotto troppo poco considerato eppure già parte delle abitudini alimentari di molti italiani, soprattutto i giovani. "Siamo partiti con un milione di euro di investimento per aprire 5 locali, ora siamo a 17 e puntiamo ad arrivare a 21 a fine anno", ha aggiunto Zon. "Il kebab in Italia è una sfida - ha confidato Vacchi - La clientela qui da noi è ancora un po' prevenuta; anche a casua dell'offerta non sempre allineata a certi standard di qualità e servizio. C'era bisogno di dare maggiore affidabilità a questa proposta alimentare". Nasce quindi un brand dalle influenze mediorientali ma dal gusto occidentalizzato (non c'è carne di agnello, per esempio, e l'utilizzo delle spezie è ridotto) che in poco tempo ha conquistato i clienti. Progetti? "Arrivare a 120 locali entro il 2026", ha affermato Vacchi. "Ma anche uscire dal mercato italiano e, perché no, aprirci al franchising dopo una fase di affinamento del format. Per aprire un locale serve trovare prima il giusto equilibrio fra food cost, gestione del personale, canoni, ecc.", gli ha fatto eco Zon. 

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