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La produzione di formaggio in Italia vale 13 miliardi di euro
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Formaggio nel fuoricasa: gusto, qualità stabile e funzionalità

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Fattorie Garofalo organizza la divisione foodservice. 

Con oltre 60 anni di storia alle spalle, Fattorie Garofalo ha deciso solo negli ultimissimi anni di puntare con decisione sul canale foodservice (che oggi vale il 9% del fatturato della cooperativa) attraverso una strategia direzionale e una legata ai grossisti. Una scelta sostenuta dalla volontà di andare incontro a un canale in forte evoluzione dove l’equilibrio fra qualità e standardizzazione offerto dal produttore campano è sempre più un vantaggio competitivo. D’altronde, Fattorie Garofalo può contare su una filiera integrata orizzontalmente e verticalmente che va dall’allevamento di capi bufalini nelle aziende agricole (7 quelle collegate alla società e 12mila i capi allevati) alla trasformazione delle materie prime (circa 38 milioni di litri di latte lavorati all’anno) in Mozzarella di Bufala campana Dop e altre specialità per finire sugli scaffali della Gdo, nei banchi frigo dei negozi specializzati (compresi quelli a marchio Fattorie Garofalo, molto diffusi nel canale travel retail) e nelle cucine di catene e ristoranti singoli (per un totale di 10 milioni di chili di prodotti immessi sul mercato ogni anno). Per
andare ancor più incontro alle esigenze dei professionisti, Fattorie Garofalo ha "riorganizzato l’assortimento. Oltre alla Mozzarella di Bufala campana Dop in versione monodose abbiamo aggiunto la confezione da 16 pezzi e quella da 18. Entrambe facili da stoccare in frigo. Inoltre, abbiamo aumentato la taglia della Ricotta di Bufala Dop che ora viene commercializzata in formato da 1,5 chili. L’anno prossimo contiamo di innovare ancora l’offerta con referenze frozen, adatte a chi ha bisogno di un uso più calibrato della materia prima", racconta Alfio Schiatti, chief commercial officer dell’azienda. L’obiettivo è quello di valorizzare al massimo la materia prima anche nel fuoricasa: "Pizzerie, catene e ristoranti indipendenti medio-alti sono i nostri target. Oggi ritengo che la Mozzarella di Bufala Dop debba avere la stessa visibilità che ha nel retail dove è avvenuto ciò che si è visto nel mondo del vino, ossia: andare oltre la denominazioni e tenere in considerazione il territorio, l’azienda produttrice, le tecniche produttive, ecc. Il tutto seguendo anche un altro caso di successo, come quello del Parmigiano che, a fianco alla referenza più classica, ha saputo introdurre lunghe stagionature che ne differenziassero l’offerta. Una cosa che si può fare anche con la mozzarella e il suo grado di freschezza", rivela Schiatti. Approccio che risponde anche alla crescente polarizzazione dei consumi e alla richiesta di valore aggiunto che arriva tanto dai consumatori finali quanto dai clienti: "Il prezzo è un tema da sempre. Per questo va superato offrendo un servizio a 360° che passa dalla qualità stabile del prodotto alla logistica, dalla formazione al customer care, senza per questo rinunciare al gusto autentico del prodotto stesso", conclude Schiatti.

di Nicola Grolla

L'articolo è tratto da RMM 4/2024, disponibile a questo link: https://ristorazionemoderna.it/magazine/ristorazione-moderna-magazine-4-2024.html

       
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